È uno dei nuovi e pochi giovani di Hollywood che riescono a
inserire anche nel cinema commerciale e di genere il loro
"tocco". Ultimamente, è riuscito a farlo con X-men,
pellicola che in altre mani sarebbe semplicemente stata un fumettone
tutto pop-corn. Affidando a lui la regia, la casa produttrice si è
così assicurata sia un cinema di effetto che quel tocco autoriale che
sta decisamente cominciando a mancare a Hollywood: nelle sue mani X-men
diventa una parabola sugli esclusi, coloro che non hanno voce perché
dichiarati diversi, coloro che non possono permettersi un difensore e
devono, causa preconcetti, isolarsi dalla società. Singer conferma
così la sua grossa capacità a non lasciarsi troppo trasportare dalla
corrente commerciale che vige da sempre negli Stati Uniti.
Nato nel 1966, dopo aver studiato alla School of Visual Arts,
realizza nel 1993 il suo primo lungometraggio Public Access.
È subito successo: vince il Gran Premio della Giuria al Sundance Film
Festival (il festival del cinema indipendente fortemente voluto da
Robert Redford e che negli ultimi anni sta sfornando autori uno dopo laltro).
Ma il vero successo per Bryan Singer arriva due anni dopo: nel 1995,
con un ridottissimo budget e con cast composto soprattutto da
caratteristi, realizza I soliti sospetti, il suo
capolavoro. Si tratta di un moderno noir dai toni crudi e cupi: il suo
stile veloce e secco lascia lo spettatore allibito di fronte a una
storia complicatissima. Con questo film, che inoltre vince due premi
Oscar (uno a Kevin spacey come Milgior attore non protagonista e uno
per la sceneggiatura), a soli 28 anni Singer si consacra enfant
prodige della Hollywood anni 90.
Dopo tanto successo, le proposte sono tante ed è facile cadere
nella rete del successo facile e, quindi, nella trappola dellautodistruzione.
Ma il giovane regista aspetta tre anni prima di realizzare la sua
terza opera: The pupil Lallievo, uno scritto non
horror di Stephen King tratto da una raccolta di racconti intitolata Stagioni
diverse e dalla quale sono già stati tratti capolavori come Stand
By Me e Le ali della libertà. The pupil non è
sicuramente allaltezza de I soliti sospetti, ma di certo non
manca di quel tocco cattivo, antiamericano e in controtendenza che
caratterizza il cinema di Singer: si tratta di un film scomodo che
mostra unAmerica logorata dal perbenismo a tutti i costi, ma che
sotto cova la malignità più cruenta. Il film non è un grosso
successo, ma almeno Singer ha la soddisfazione di non essersi venduto
al mercato.
Appena arriva la notizia che avrebbe diretto X-men, il mondo
dello spettacolo e dei critici si aspetta così un altro autore che
per soldi si da al cinema commerciale. Nulla di più sbagliato: i
soldi ci saranno pure, ma lanima di uno degli autori più
interessanti degli ultimi anni non è stata di certo venduta al
diavolo. In fondo, anche Alfred Hictcoock agli inizi della sua vita
cinematografica è emigrato dallInghilterra negli Stati Uniti, ma
la sua carriera non è di certo morta (vedere Notorius, Gli
Uccelli, Psicho, etc.)!