Ad Alexandria, in Virginia, nel 1971, vengono accorpate due scuole:
una di bianchi e una di neri: è l’inizio dell’integrazione, ma
nessuno è d’accordo. Si devono così unire anche le due squadre di
football creandone una sola: l’allenatore sarà il coach di colore,
mentre l’aiuto sarà il bianco. In città è scandalo e tra i
ragazzi non scorre decisamente buon sangue. Per i due gli allenatori,
ognuno dei quali con il proprio tipo di pregiudizi, vi è una sola
idea comune: vincere.
Una storia vera, ma soprattutto una storia che agli americani piace
sentire al cinema, ovvero la storia del popolo perfetto che combatte
contro qualsiasi forma di pregiudizio, la storia del sogno americano
che con la volontà e l’unione si può arrivare da qualsiasi parte.
Certo il film pecca di un esagerato propagandismo all’americana, ma
bisogna prendere atto che gli americani ci sanno fare: il film è
godibile e scritto bene, raramente si cade nel retorico e più che
altro sembra una rispolverata di valori di cui ogni tanto si sente il
bisogno. Aggiunge molta forza al film il fatto che si tratti di una
storia realmente accaduta (anche se a grandi linee).