Woody Allen racconta in modo cronachistico al vista di Emmet Ray
(Penn), portentoso chitarrista vissuto negli anni 30 a ritmo di
swing. Emmet però deve fare i conti con un altro musicista, di cui si
sente in soggezione fino a svenire in sua presenza. Spaccone,
intraprendente ma infondo fortemente insicuro Emmet vive con scarsa
convinzione si la musica sia i suoi amori fino a trovare un certo
equilibrio.
Woody Allen ci porta nel mondo degli anni 30 fra suonatori e
gangster dimostrando un forte legame con il protagonista Emmet. Il
film ha un tono documentaristico, simile ma inferiore al meglio
riuscito Zelig, che dimostra affetto, malinconia ma anche una
vena critica nei confronti della vita sregolata di Emmet. Forse si
può leggere il film come una metafora della sua vita? Ne resta un
film piacevole ma con qualcosa che manca rispetto al solito sguaiato
Woody Allen. Sean Penn però è bravissimo nel suo ruolo bislacco.
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