Gli X-men sono degli emarginati, dei rinnegati, dei
diversi. Gli X-men sono levoluzione delluomo, sono quello che lessere
umano è destinato a diventare: sono laltro anello della catena evolutiva. Ma questi
"diversi" vengono rinnegati dalluomo comune (homo sapiens); gli X-men sono
sì degli essere superiori (homo superior), ma vogliono solo esistere... almeno alcuni.
Infatti, questi superuomini si dividono in due fazioni: quelli che vogliono conquistare il
mondo e quelli che vogliono semplicemente farsi accettare dalla società.
Bryan Singer legge i temi della diversità e della solitudine in questi fumetti nati
dal genio dei fumetti Stan Lee, lo stesso che creò lincredibile Hulk, Supermen,
Luomo ragno. X-men non è quindi solo un film di fantascienza, ma è un film
più attuale di quanto possa sembrare (non per niente la dicitura iniziale nel film dice
"in un futuro non troppo lontano").
Singer, pur avendo alle spalle un considerevole budget, non punta tutto sulla
spettacolarizzazione della pellicola, ma sfrutta gli effetti speciali per spiegare cosa i
poteri che ogni X-men possiede, provocano in ognuno di loro: estraniazione, emarginazione,
solitudine, tristezza, non vita ed essere costretti sempre a fuggire. Per di più il
giovane regista, non abbandona nemmeno quella sua autorialità che tanto lo aveva
contraddistinto ne I soliti sospetti e Lallievo: quel sottofondo noir
nelle riprese, quellalone di mistero che avvolge la trama e i personaggi, danno al
film quella sensazione di non essere di fronte solo a un film di fantascienza, bensì a un
film che vuole inglobare in sé più aspetti, soprattutto quelli emozionali dei
protagonisti.
Nonostante tutto ciò, a X-men manca qualcosa. Anche se i personaggi (non tutti)
sono ben delineati e molto credibili (molto "umani"), la trama è troppo
semplice e anche prevedibile. Manca quel tocco di originalità in più nella sceneggiatura
che, abbinata a dei bei personaggi, avrebbe reso il film irrinunciabile a chiunque.