LE RECENSIONI
a cura di Manuel Sgarella

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Windtalkers

Titolo originale: Windtalkers
Regia: John Woo
Interpreti: Nicolas Cage; Adam Beach; Peter Stormare; Noah Emmerich; Mark Ruffallo
Fotografia: Jeffrey L. Kimball
Sceneggiatura: Joe Batteer; John Rice
Musica: James Horner
Produzione: USA, 2001
Durata: 134’

Durante la seconda guerra mondiale i codici usati dagli americani sono stati tutti decifrati dai giapponesi. Gli Stati Uniti decidono quindi di creare un codice basato sulla lingua dei Navajos, i nativi americani. A questi nuovi soldati che utilizzeranno il codice saranno affiancati dei marines che avranno il compito di "proteggere il codice" a tutti i costi in caso di cattura.

Spunto molto interessante tratto da un particolare non presente nei libri di storia, ma vero e reale: 400 Navajos si arruolarono nell’esercito degli Stati Uniti per diventare Windtalkers. Nelle mani di John Woo questo filmone, costato 118 milioni di dollari, poteva diventare un autentico capolavoro. Ma il risultato è un’opera piena di luoghi comuni e situazioni scontate che non aggiunge nulla al nuovo proliferare di film di guerra degli ultimi anni. Effettivamente la massima caduta di tono si è avuta nell’estate del 2001 con l’uscita di Pearl Harbor e l’inverno passato con Il mandolino del capitan Corelli. Wildtalkers è decisamente migliore di questi due esempi, ma le aspettative date dal regista Hongkonghese erano nettamente più alte.

Windotalkers non raggiunge né la potenza visiva di Salvate il soldato Ryan, né la poesia del bellissimo La Sottile linea rossa. John Woo ha dichiarato di aver voluto usare uno stile documentaristico per accentuare maggiormente la crudezza della guerra, ma il quasi totale abbandono del proprio stile di regia e del modo singolare di narrare il rapporto di antagonismo tra due uomini, hanno reso Windtalkers un mero blockbuster americano, in tutti i lati negativi del termine. Certamente il film è di buona fattura, ma con un anima davvero esile e facilmente dimenticabile.

Nonostante ci siano tutti gli elementi per far sì che il regista di The Killer e Face Off creasse un "vero" film di guerra, quello che più colpisce in negativo non è solo la messa in scena senza le stilizzazioni care al regista (slow-motion, accelerazioni e quant’altro ha rivoluzionato il modo di fare cinema d’azione nell’ultimo decennio), ma una sceneggiatura piena di buchi, dialoghi inascoltabili e irreali dove si vuole cucire addosso a Nicolas Cage un patriottismo che rasenta il ridicolo. Certamente non si crea il supereroe, ma ci si è molto vicini.

 

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