Durante la seconda guerra mondiale i codici usati
dagli americani sono stati tutti decifrati dai giapponesi. Gli Stati
Uniti decidono quindi di creare un codice basato sulla lingua dei
Navajos, i nativi americani. A questi nuovi soldati che utilizzeranno
il codice saranno affiancati dei marines che avranno il compito di
"proteggere il codice" a tutti i costi in caso di cattura.
Spunto molto interessante tratto da un particolare
non presente nei libri di storia, ma vero e reale: 400 Navajos si
arruolarono nell’esercito degli Stati Uniti per diventare
Windtalkers. Nelle mani di John Woo questo filmone, costato 118
milioni di dollari, poteva diventare un autentico capolavoro. Ma il
risultato è un’opera piena di luoghi comuni e situazioni
scontate che non aggiunge nulla al nuovo proliferare di film di guerra
degli ultimi anni. Effettivamente la massima caduta di tono si è
avuta nell’estate del 2001 con l’uscita di Pearl Harbor e
l’inverno passato con Il mandolino del capitan Corelli.
Wildtalkers è decisamente migliore di questi due
esempi, ma le aspettative date dal regista Hongkonghese erano
nettamente più alte.
Windotalkers non
raggiunge né la potenza visiva di Salvate il soldato Ryan,
né la poesia del bellissimo La Sottile linea rossa.
John Woo ha dichiarato di aver voluto usare uno stile documentaristico
per accentuare maggiormente la crudezza della guerra, ma il quasi
totale abbandono del proprio stile di regia e del modo singolare di
narrare il rapporto di antagonismo tra due uomini, hanno reso Windtalkers
un mero blockbuster americano, in tutti i lati negativi del
termine. Certamente il film è di buona fattura, ma con un anima
davvero esile e facilmente dimenticabile.
Nonostante ci siano tutti gli elementi per far sì
che il regista di The Killer e Face Off creasse
un "vero" film di guerra, quello che più colpisce in
negativo non è solo la messa in scena senza le stilizzazioni care al
regista (slow-motion, accelerazioni e quant’altro ha rivoluzionato
il modo di fare cinema d’azione nell’ultimo decennio), ma una
sceneggiatura piena di buchi, dialoghi inascoltabili e irreali dove si
vuole cucire addosso a Nicolas Cage un patriottismo che rasenta il
ridicolo. Certamente non si crea il supereroe, ma ci si è molto
vicini.