LE RECENSIONI
a cura di Manuel Sgarella

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Vertical limit

Titolo originale: Vertical Limit
Regia: Martin Campbell
Interpreti: Chris O’Donnel; Robin Tunney; Scott Glenn; Bill Paxton; Stuart Wilson
Sceneggiatura: David Mamet; Steve Zaillian
Fotografia: Terry Hayes; Robert King
Musica: James Newton Howard
Produzione: USA, 2000
Durata:
126’

In una scalata negli Stati Uniti, un fratello e una sorella, in arrampicata con il padre, hanno un incidente e il ragazzo si vede costretto a tagliare la corda che regge il padre per salvare lui e la sorella. Tre anni dopo, sempre lo stesso ragazzo, ha abbandonato il mondo delle scalate, ma si ritrova costretto a riprendere: deve andare sul K2 (la seconda montagna più alta del mondo) a riprendere la sorella caduta in un crepaccio durante una spedizione.

I film sulla montagna che si possono dire veramente riusciti si contano sulle dita di una mano: Vertical Limit non è uno di quelli. Nato strutturalmente come prodotto fotocopia dei film d’azione con pure qualche copiatura dal non eccelso Cliffangher con Sylvester Stallone, non riesce a coinvolgere lo spettatore se non stupendolo solamente con trovate tecniche. Niente da dire sugli ottimi effetti speciali e sulla spettacolarità sia delle inquadrature che della ripresa, ma tutto ciò a poco serve se non si supporta il tutto con un’ottima storia.

A Vertical Limit manca totalmente una storia, o meglio la storia c’è, ma è scontata, inutile e prevedibile: tutti i personaggi, protagonisti e non, si muovono su delle caratterizzazioni che sembrano fatte con l’accetta. Stupisce su tutti l’attrice Robin Tunney che dopo il bello e indipendente Niagara Niagara, per la cui interpretazione aveva pure vinto a Venezia, abbia accettato di girare una parte così insulsa (ed è già la seconda dopo la deludente prova di Supernova di Walter Hill).

Il regista Martin Campbell è uno specialista dei film d’azione: nella seconda metà degli anni novanta ha risollevato le sorti di uno 007 ormai morto girando Goldeneye, mentre ancora meglio aveva fatto rinascere il mito de La maschera di Zorro (decisamente in maniera non banale), ma con questo Vertical Limit sembra aver subito totalmente una battuta d’arresto: la regia c’è, ma è presente solo per sfruttare tutte le potenzialità degli effetti speciali e della spettacolarità delle inquadrature.

Il grande, bellissimo e immenso paesaggio e decisamente poco integrato con il resto del film, sembra quasi morto: è sì suggestivo, ma tutto lì: gli attori avessero girato sul vero Hymalaya o al Sacro Monte sarebbe stata la stessa cosa.

 

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