LE RECENSIONI
a cura di Manuel Sgarella

da Varesenews:
«Quanti Vajont dovremo ancora vedere?» 


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Vajont - La diga del disonore

Titolo originale: Vajont
Regia: Renzo Martinelli
Interpreti: Laura Morante; Michel Serrault; Daniel Auteuil; Anita Caprioli; Leo Gullotta
Sceneggiatura:
Renzo Mertinelli; Pietro Calderoni
Fotografia:
Blasco Giurato
Musica: Francesco Sartori
Produzione:
Italia, 2001

Durata:
116’

Nel film sono raccontati gli anni che precedettero la tragedia del Vajont:  progettisti arroganti, tecnici inconsapevoli, il sottosuolo che sempre più fa sentire la propria presenza man mano che la pellicola procede nella sua avanzata; tutto ciò costituisce l’essenza primaria del film. 

Vajont racconta di come è successo che 260 milioni di metri cubi di terra si siano staccati il 9 ottobre del 1963 dal un monte in provincia di Belluno e siano caduti nel lago artificiale creato dalla diga del Vajont, sollevando un’onda di 250 metri e causando 2000 morti. L’impegno sociale è intoccabile. Come già fece Marco Paolini nel ’97 con il suo omonimo spettacolo, una delle tragedie che hanno fatto la storia di Italia viene trasportata sugli schermi cinematografici. La regia però ha un confronto molto crudele: lo spettacolo di teatrale diretto da Vacis è tagliente, drammatico, tanto incredibile quanto reale; il film purtroppo non riesce ad andare troppo oltre il racconto anacronistico. Troppi gli elementi a disposizione degli autori.

Vajont è un investimento economico di tutto rispetto (18 miliardi di budget), in cui l’Italia intera dovrebbe rivedere la cecità con cui un’epoca ha creato la tragedia, ma il film, seppur agghiacciante e suggestivo, non infiamma e coinvolge come dovrebbe. Fa arrabbiare (e tanto), ma perchè a tanto realismo è stata aggiunta tanta forzata finzione?

L’irrealtà a cui si fa riferimento è quella dell’atmosfera da telenovela che avvolge la storia d’amore. Intreccio molto carino all’inizio soprattutto perchè mette in evidenza la cultura dei montanari, ma che poi cade nel ridicolo secondo cliché banali e precostruiti, finalizzati semplicemente a creare quella lacrima forzata di cui il film non aveva certo bisogno. La lacrima sarebbe scesa da sola, e neppure tanto forzatamente.

L’obiettivo dell’impegno civile è stato centrato appieno (il film viene proiettato nelle scuole); si rimane perfettamente in angoscia, sperando continuamente che quella fatidica ora delle 22:39 non arrivi mai. Ma sappiamo dovrà arrivare inesorabile. Sui giornali è stato scritto che i buoni propositi non salvano un film; Vajont non sarà un film perfetto, ma di sicuro ha il pregio di non far dimenticare una tragedia in cui la natura c’entra ben poco.

 

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