LE RECENSIONI
a cura di Manuel Sgarella

SITO UFFICIALE

bianco2.gif (812 byte)

The watcher

Titolo originale: The Watcher
Regia: Joe Charbanic
Interpreti: James Spader; Marisa Tomei; Keanu Reeves
Sceneggiatura: David Elliot; Darcy Mayers
Fotografia: Michael Chapman
Musica: Marco Beltrami
Produzione: USA, 2000
Durata:
96’

Un tenente di polizia, perseguitato dai tormenti del passato, si è da tempo trasferito da Los Angeles a Chicago, dove sopravvive tra farmaci, psichiatria e assegni di invalidità. Ma il serial killer a cui dava la caccia e che lo ossessionava nella veccia città inizia a tormentarlo anche dopo che si è trasferito: ventiquattro ore prima di uccidere ogni vittima, il serial killer gli invia una foto della giovane ragazza che ucciderà.

Negli ultimi anni, di serial killer si è ormai abbondantemente parlato; per di più, dopo l’uragano Scream, è stato pure deriso e beffeggiato in tutte le sue peculiarità. The Watcher non aggiunge nulla di nuovo a questa galleria di supercattivi ormai creatisi. È sì un pregio rimanere "normali" serial killer (Keanu Reeves non va oltre lo stereotipo del genere) se quello a cui si punta è il rapporto tra i due protagonisti fatto di angosce e paure; ma è altrettanto un pregio se, per realizzare ciò, a entrambi i protagonisti venisse dato lo stesso spessore.

Infatti, mentre il tenente interpretato da James Spader è ben delineato, grazie anche a una regia che non è per niente male anche se un po’ da videoclip, al serial killer Keanu Reeves manca quel tocco di umanità che avrebbe reso decisamente notevole lo scontro tra i due. È comunque molto affascinante vedere come il protagonista di Matrix, con quella sua faccia da Piccolo Buddha, stia veramente bene nella parte di uno psicopatico.

Molto meglio di altri prodotti che tentano a tutti i costi la strada dell’originalità, The Watcher non ha pretese di dimostrare qualcosa di nuovo, si limita a creare un prodotto ben confezionato.

Anche se piuttosto offuscata e lasciata cadere troppo presto, rimane comunque molto interessante l’idea di fondo: costringere la gente, i media a dare un nome ai molti volti che troppo spesso si classificano come "nessuno". La prima parte del film rende appieno questa angoscia, peccato che poi la seconda parte si perda via in manierismi di genere che, nonostante la fascinazione visiva della regia, appiattiscono solamente la tensione.

 

bianco1.gif (833 byte) bianco2.gif (812 byte) bianco3.gif (854 byte)