LE RECENSIONI
a cura di Manuel Sgarella

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The Hours

Titolo originale: The hours
Regia: Stephen Daldry
Interpreti: Nicole Kidman; Meryl Streep; Julianne Moore; Allison Janney; Ed Harris; Claire Danes
Sceneggiatura: David Hare
Fotografia: Seamus McGarvey
Musica: Philip Glass
Produzione:
USA, 2002
Durata: 114’

Tre donne che vivono in epoche diverse condividendo un libro e il pensiero del suicidio. Virginia Woolf, nel 1923, sta finendo di scrivere, relegata in una casa di campagna, il romanzo "Mrs Dalloway". Laura Brown, nel 1949, sta leggendo il libro della Woolf, ma contornata da una vita senza emozioni. Nel 2000 Clarissa è invece una donna soprannominata proprio Mrs Dalloway da un famoso poeta che sta morendo di Aids.

Quello che attraversa le diverse epoche del film è il pensiero del suicidio e la condizione delle tre donne che vivono costantemente in funzione di qualcun altro. Gli uomini sono semplicemente coloro per cui le tre donne restano in vita e l'amore non è concepito come capacità di capire l'altra persona, ma solo come soddisfazione egoistica da parte dell'uomo. Ma non fraintendiamo, non ci si trova di fronte a un manifesto femminista, soltanto a una grande rappresentazione di tre storie di donne accomunate dalla ricerca della felicità.

The Hours è tratto dall'omonimo libro vincitore del premio Pulizer e la sceneggiatura mette in risalto soprattutto la capacità della storia di far interagire i tre racconti senza annoiare lo spettatore. La ricerca della morte come benessere di un mondo che non ti accetta, il rifiuto della morte come distacco dal mondo che non ti vuole. Un bambino in grembo come continuità della vita, una malattia che ti ha fatto morire già tempo prima. Tutto ciò in uno dei migliori adattamenti della scuola del cinema. 

Tre grandi interpreti, su cui domina una splendida Julianne Moore, ancor più brava di Nicole Kidman (che ha vinto l'Oscar per questa interpretazione). La Moore aveva già dimostrato di essere una grande attrice nello strepitoso Lontano dal Paradiso, ma in The Hours conferma l'innegabile naturalezza di comunicare con un semplice sguardo, o con un impercettibile movimento della palpebra, i disagi di una donna che vive solo in funzione degli altri. 
Splendide anche le musiche e il montaggio che completano un'opera, realizzata dal regista di Billy Elliot, che merita di entrare nell'olimpo delle migliori pellicole dell'anno. 

 

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