Nel mondo, poco prima della Guerra del Golfo, i lavori per le spie
sono all’ordine del giorno, soprattutto quelli non riconosciuti come
ufficiali. E così il veterano Nathan Muir, al suo ultimo giorno di
lavoro prima di andare in pensione, si ritrova a dover salvare la vita
a un suo vecchio pupillo, arrestato in Cina come spia e al quale, in
passato, aveva lui stesso fatto un grosso torto. Il tutto contornato
dai vari insabbiamenti della Cia negli ultimi trent’anni.
La riuscita di questo film si affida soprattutto alla scelta di
affidare la parte dei protagonisti a due divi come Redford e Pitt. L’attesa
per l’uscita della pellicola era davvero alta e le aspettative pare
proprio siano state rispettate. Certo il regista non è il Sidney
Pollack de I tre gironi del Condor, ma la forsennata
regia, tanto di moda a Hollywood, sembra trovare una sua linea anche
in una storia che sarebbe potuta naufragare in maniera molto peggiore.
Spy Game non risulta essere certamente un’opera d’autore,
ma un film con un certo coraggio, sì. Nonostante gli avvenimenti dell’11
settembre, il coraggio dei produttori è stato dimostrato dalla scelta
di far uscire il film negli Stati Uniti il giorno del ringraziamento.
Far vedere trent’anni di politica estera americana in un’ottica
che non si può definire decisamente propagandistica, ha dimostrato la
volontà di una parte dell’America di saper rileggere la storia.
Certo, ci sono finora state pellicole più coraggiose, che fanno
vedere un’America decisamente più in declino di valori, ma non si
tratta di prodotti hollywoodiani come invece avviene in questo caso.
Il regista Tony Scott non ha certo lo stile autorale del fratello
Ridley; in questo caso però, come già fece in Nemico Pubblico,
il suo cercare la moda registica del momento sfrutta appieno le
potenzialità della macchina cinema, tra divismo e anche qualche
furbizia.
Bella la scelta di ambientare la vicenda in quel periodo di stasi
che precede la guerra del Golfo; due anni dopo la caduta del muro di
Berlino, due anni dopo quell’anno in cui finirono anche i conflitti
tra Iran e Iraq; entrambi eventi che spinsero il Papa a dichiarare il
1989 l’anno della pace.