LE RECENSIONI
a cura di Manuel Sgarella

SITO UFFICIALE
SITO ITALIANO

bianco2.gif (812 byte)

Shrek

Titolo originale: Shrek
Regia: Andrew Adamson; Vicky Jenson
Sceneggiatura: Ted Elliott; Terry Rossio; Roger Schulman; Joe Stillman
Musica: Marilata E. Jacob
Produzione:
USA, 2000
Durata: 90’

Il solitario orco dalla pelle verde vive da solo nella sua puzzolente palude: l’idillio della solitudine è totale e appagante, tutto funziona alla perfezione fino a che i vari personaggi del mondo delle fiabe vengono relegati nella sua "casa". Per ritrovare la sua pace dovrà andare a parlare con lord Farquaad, il responsabile del problema, il quale gli affiderà l’incarico, assieme al fidato asino Chiuchino, di liberare la principessa per riavere la sua puzzolente palude.

Kolossal digitale che lancia sempre più la Dreamworks di Steven Spielberg contro quell’egemonia monopolistica targata Disney. Con Shrek la casa di produzione che già convinse con Z la formica, dimostra di saper centrare l’obiettivo: il successo annunciato di pubblico era quasi scontato, ma quel che più stupisce è che piace alla critica esattamente come, fino a pochi anni fa, piacevano anche i film Disney (come Il Re Leone o Toy Story): non a caso lo scorso maggio Shrek fu selezionato per partecipare al festival di Cannes, il più ambito dei festival internazionali.

Shrek si rivolge a grandi e piccoli: come già fece Toy Story della Pixar-Disney, vi sono più livelli di lettura per questa fiaba che non solo racconta l’amore tra un orco e una principessa, ma riesce ad esprimere tutto il potenziale contenuto in buffi luoghi comuni: l’amore si trova oltre le apparenze? Sì, ma il concetto di bello non è universale, ma unico e soggettivo che può nascondersi anche dietro a un rutto o a una doccia nel fango.

Solo in apparenza quindi il film vuole rimanere nei canoni della fiaba: ne rompe invece le regole facendo entrare in un citazionismo indiretto anche Pinocchio e la Fata Turchina, non solo come omaggio al passato, ma anche come evoluzione verso il futuro: a metà tra La bella e la bestia e le commistioni postmoderne e fiabesche di Matrix e La tigre e il dragone (dichiaratamente citati a livello visivo), Shrek riesce nell’intento di comunicare a un ampio pubblico, cosa che la Disney ultimamente ha perso un po’ troppo di vista, cercando invece di andare sempre più solo verso un pubblico adulto.

Questo nuovo cartone digitale, pieno di doppi sensi che solo un adulto può cogliere, è divertente e spassoso, non classico, un film dove il cattivo non ha paura di essere cattivo, un film che è un vero e sicuro oggetto di culto che certo non annoierà nessuno.

 

bianco1.gif (833 byte) bianco2.gif (812 byte) bianco3.gif (854 byte)