Un eccentrico miliardario, proprietario di un casinò di Las Vegas,
organizza per scommessa una gara tra un gruppo di americani della
media borghesia. Obiettivo: il primo che arriva in una cassetta di
sicurezza in una stazione ferroviaria del New Mexico, si porta a casa
il contenuto, ben due milioni di dollari.
Un misto tra Una pallottola spuntata, L’aereo più
pazzo del mondo, Una poltrona per due, passando anche per Questo
pazzo pazzo pazzo mondo, Rat Race non è la semplice
commedia demenziale americana. Non fraintendiamo, non è neppure
particolarmente colta e intelligente, ma almeno non cade mai nel
ridicolo o nella macchietta. Merito anche del regista Jerry Zucker,
coautore di quel genere che negli anni ’80 ha rinverdito il genere
comico americano e che recentemente si era dato alla commedia
romantica.
Tra i partecipanti alla corsa ai soldi si annoverano una serie di
scorrettezze degne della migliore scuola comica. In Rat Race non
vi è nulla che farà scuola o che romperà gli schemi della
comicità, ma almeno ha il pregio di essere fedele a un genere
recentemente stra-abusato e distorto dalle commedie demenziali
giovanilistiche degli anni ’90. In un certo senso è come un ritorno
al passato, un ritorno a quella comicità fatta di esagerazioni e
situazioni irreali che creano una gag dietro l’altra. Come le
indimenticabili scene della "mucca volante" o della ricerca
del "cuore da donare".
Complice anche un cast di vere stelle dell’autoironia: dall’ex
Monty Python John Cleese alla veterana della comicità Woopy Goldberg,
dal Mr.Bean Rowan Atkinson allo scatenato Cuba Gooding Jr, che
conferma così la sua vena comica cominciata con Jerry Maguire.
Indimenticabile il cameo di una cattivissima Kathy Bates, la quale a
sorpresa non fa dimenticare il personaggio, rimasto nei cuori di
tutti, della fanatica lettrice di Misery. Grandioso poi il
cameo finale degli Smash Mouth.
Una commedia certo, che molto probabilmente in Italia passerà
quasi in sordina, offuscata dall’uscita de Il signore degli
anelli, Rat Race non è un film comico perfetto, ha i suoi
momenti di stanca e tutto sembra un po’ come già visto, ma quella
vena di intelligente, sana, spontanea cattiveria non va mai negato,
soprattutto se quello di cui poi stiamo ridendo, siamo noi stessi.