LE RECENSIONI
a cura di Manuel Sgarella

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Pearl Harbor

Titolo originale: Pearl Harbor
Regia: Michael Bay
Interpreti: Ben Affleck; John Hartnett; Kate Beckinsale; Tom Sizemoore; Cuba Gooding jr.; John Voight
Sceneggiatura: Randall Wallace
Fotografia: John Swhartzman
Musica: Hans Zimmer
Produzione:
Usa, 2001
Durata: 183’

Due amici che hanno dedicato la loro vita al volo, si innamorano della stessa donna: quando uno dei due torna da una missione dove si credeva fosse deceduto, questi scopre ciò che hanno fatto l’amico e la ragazza. I tre non fanno in tempo a risolvere la questione che il 7 dicembre 1941 accade l’inevitabile: gli aerei giapponesi dell'ammiraglio Ysoroku Iamamoto attaccano a sorpresa le navi della Flotta Americana del Pacifico a Pearl Harbor. È l’inizio dell’inferno.

Il 50 per cento della potenza aeronavale americana venne distrutta in quell’attacco; attacco effettuato tra l’altro a tradimento, preparato mentre, ufficialmente, americani e giapponesi trattavano la pace. Il colosso americano subisce così la sua prima sconfitta: il Pacifico non è più scusa di tanta sicurezza: da quel giorno gli Stati Uniti capiscono di non essere poi tanto invincibili, capiscono di essere costretti a entrare in quella guerra europea che era la seconda guerra mondiale.

Tutto ciò sarebbe anche interessante e molto allettante da affrontare se il film non si perdesse in inutili nazionalismi storici, atti semplicemente a sollazzare l’ego degli americani delusi e vendicativi che non ammettono sconfitta alcuna. La voglia di rivalsa e rivalutazione che percorre la pellicola sembra essere quella dei vecchi film di guerra con John Wayne: dichiaratamente costruiti per infondere forza e coraggio agli americani dopo la sfiducia arrivata con il bombardamento di Pearl Harbor, tali film erano pura propaganda nazionalista.

La potenza sentimentale di Titanic, l’efficacia registico-visiva di Salvate il soldato Ryan, la crudezza e realismo de La sottile linea rossa, sembrano inoltre essere i cardini che muovono il film di Michael Bay verso quell’ondata di film di guerra che si appresta a invadere i nostri schermi. Peccato che dei bei film citati il regista non ne abbia saputo cogliere l’anima, prendendo semplicemente spunto, soprattutto visivo, per creare un inutile prodotto destinato a non lasciare alcuna traccia, ne emozione.

La regia, seppur d'effetto nelle scene di guerra, risulta essere esageratamente patinata e finta, priva di originalità: di tre ore di film si salvano solo i 50 minuti di bombardamento: non solo per le scene (bellissima la soggettiva della bomba che cade sulla portaerei), ma proprio per quel senso di sconfitta e annientamento che invade quelle immagini. Non che l’America debba essere annullata, ma i tempi di John Wayne sono finiti e infondere agli americani finta sicurezza rivedendo la storia in maniera così semplicistica è pura ipocrisia.

 

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