"Ogni maledetta domenica si vince o si perde, resta
solo da vedere se si vince e si perde da uomini". Questa la filosofia del trentennale
allenatore della squadra di football (Al Pacino) che sembra avere perso la grinta nel
gioco; la nuova proprietaria della squadra vuole costringerlo ad adattarsi ai tempi,
perché lui è ormai "superato". Ma non è la grinta che gli manca
allallenatore, e non è neppure la stanchezza che demotiva: è il mondo intorno che
è cambiato. Il modo di fare sport, come viene affrontato dai giocatori, il loro spirito,
sembra non essere più lo stesso.
E su questo aspetto dello sport che il film punta il dito: i media, la
pubblicità, la fama, la ricchezza, gli sponsor, le dirette TV, le donne. Anni fa, una
partita di football durava allincirca unora, oggi, con le interruzioni
pubblicitarie e per esigenze di diretta, dura tre ore.
Il vecchio che si scontra col nuovo, la novità con lusato, lesperienza con
limpulsività: temi già molte volti affrontati nel cinema, ma mai con la crudezza
che ha usato il regista Oliver Stone. Questi, già autore del bel Platoon e del
molto discusso Natural Born Killers, ha visto il campo da football come un campo di
battaglia rappresentando le partite come una guerra allultimo sangue e creando così
un realismo e un coinvolgimento tali che pare di sentire pure le ossa rompersi nei
violenti scontri.
Dopo uno buono e perfido inizio, in cui tutta la cattiveria e larrivismo
americano vengono messi alla berlina e sbeffeggiati, il film purtroppo si perde nei
meandri del buonismo (stile "lunione fa la forza"), ormai caratteristico
dei film sportivi americani. Nonostante la partita conclusiva riesca a destare bene
lattenzione, grazie soprattutto a un serrato montaggio molto anomalo ma
coinvolgente, nel finale si rischia di sfiorare la retorica, facendo cadere il film nella
banalità.
Un buon successo in America che ha risollevato le quotazioni del regista dopo il flop
di U-Turn/Inversione di marcia, Ogni maledetta Domenica in Italia, dove
questo sport non solo non è molto conosciuto ma non è neppure praticato, non è
destinato a vita facile, nonostante la notorietà degli attori. Cameron Diaz (The Mask,
Il Matrimonio del mio Migliore Amico) finalmente esce dai suoi ruoli di sposina
isterica o bellezza mozzafiato e ci regala una parte da ottima cattiva: è una vera
bellezza osservarla nella sua cinica determinazione che ha come unico ideale la
contabilità.