LE RECENSIONI
a cura di Manuel Sgarella

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Moulin rouge

Titolo originale: Moulin Rouge
Regia: Buz Luhrmann
Interpreti: Nicole Kidman; Ewan McGregor; John Leguizamo; Jim Broadbent
Sceneggiatura: Craig Pearce; Buz Luhrmann
Musica: Craig Armstrong; Marius De Vries; Steve Hitchcock
Produzione:
USA, 2001
Durata: 120’

Una cortigiana che vuole diventare una vera attrice recitando in un vero teatro, e un giovane poeta della rivoluzione culturale francese di inizio secolo, si innamorano l’uno dell’altro: insieme a un gruppo di scapestrati artisti, tra cui anche Toulouse-Lautrec, dovranno mettere in piedi una grande opera, ben attenti a non far distruggere la loro creatività e il loro amore dal perfido rivale Duca...

Moulin Rouge è uno strepitoso concentrato di musica e cinema: adrenalinico, poetico, melodrammatico, il film assembla quello che è la rivoluzione artistica francese fatta di senso di libertà e voglia di esprimere se stessi, con le convenzionalità della musica degli ultimi trent’anni: per far capire al pubblico la rivoluzione vissuta dagli artisti del periodo, inserire delle musiche moderne, ha fatto sì che l’opera viva perennemente in netto contrasto tra classico e moderno.

Il regista Buz Luhrmann è stato definito un assemblatore, un prestigiatore, un visionario: sono solo complimenti per quello che voleva essere l’opera in se stessa: come già dimostrato con Romeo + Giulietta, la filosofia citazionista del postmoderno non si vergogna di essere chiaramente espressa e riciclata a sua volta. Perché vergognarsi di mostrare la propria origine? Come nella rivoluzione artistica mostrata nel film, Moulin Rouge stesso mette in scena senza vergogna canzoni come Material Girl, Like a Virgin, The show must go on, fino ad arrivare ad un medley che va da I will always love you a Up were belong.

Dichiaratamente teatro nel teatro fin dall’inizio con la sigla della 20 Century Fox, la pellicola rientra in quei rari e anomali musical (Da Priscilla a Dancer in the dark) che non vogliono e non devono rispettare appieno le regole del genere: non hanno una trama pretesto, non fantasticano sulle nuvole ogni volta, e non hanno un finale pretestuoso e buonista.

Ridare vita alla cortigiana Satine, al poeta Christian, al pittore deforme Toulouse-Lautrec, non è certo impresa facile, soprattutto se quello che si è voluto trasmettere è stata la rivoluzionaria atmosfera che ha investito la Parigi di un secolo fa. Inoltre, creare un film con canzoni di vario genere, cambiando di pochissimo i testi originali, significa davvero essere degli assemblatori: ma se il film funziona come Moulin Rouge, si è degli assemblatori di vero mestiere; se poi a queste musiche si abbinano delle immagini così deliranti ed esagerate, si corre il rischio di perdere di sicuro qualche cosa durante la visione, ma si tratta solo di fotogrammi, perché l’emozione e il trasporto difficilmente vengono persi.

 

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