Una cortigiana che vuole diventare una vera attrice recitando in un
vero teatro, e un giovane poeta della rivoluzione culturale francese
di inizio secolo, si innamorano l’uno dell’altro: insieme a un
gruppo di scapestrati artisti, tra cui anche Toulouse-Lautrec,
dovranno mettere in piedi una grande opera, ben attenti a non far
distruggere la loro creatività e il loro amore dal perfido rivale
Duca...
Moulin Rouge è uno strepitoso concentrato di musica e
cinema: adrenalinico, poetico, melodrammatico, il film assembla quello
che è la rivoluzione artistica francese fatta di senso di libertà e
voglia di esprimere se stessi, con le convenzionalità della musica
degli ultimi trent’anni: per far capire al pubblico la rivoluzione
vissuta dagli artisti del periodo, inserire delle musiche moderne, ha
fatto sì che l’opera viva perennemente in netto contrasto tra
classico e moderno.
Il regista Buz Luhrmann è stato definito un assemblatore, un
prestigiatore, un visionario: sono solo complimenti per quello che
voleva essere l’opera in se stessa: come già dimostrato con Romeo
+ Giulietta, la filosofia citazionista del postmoderno non si
vergogna di essere chiaramente espressa e riciclata a sua volta. Perché
vergognarsi di mostrare la propria origine? Come nella rivoluzione
artistica mostrata nel film, Moulin Rouge stesso mette
in scena senza vergogna canzoni come Material Girl, Like a
Virgin, The show must go on, fino ad arrivare ad un medley
che va da I will always love you a Up were belong.
Dichiaratamente teatro nel teatro fin dall’inizio con la sigla
della 20 Century Fox, la pellicola rientra in quei rari e anomali
musical (Da Priscilla a Dancer
in the dark) che non vogliono e non devono rispettare appieno
le regole del genere: non hanno una trama pretesto, non fantasticano
sulle nuvole ogni volta, e non hanno un finale pretestuoso e buonista.
Ridare vita alla cortigiana Satine, al poeta Christian, al pittore
deforme Toulouse-Lautrec, non è certo impresa facile, soprattutto se
quello che si è voluto trasmettere è stata la rivoluzionaria
atmosfera che ha investito la Parigi di un secolo fa. Inoltre, creare
un film con canzoni di vario genere, cambiando di pochissimo i testi
originali, significa davvero essere degli assemblatori: ma se il film
funziona come Moulin Rouge, si è degli assemblatori di vero mestiere;
se poi a queste musiche si abbinano delle immagini così deliranti ed
esagerate, si corre il rischio di perdere di sicuro qualche cosa
durante la visione, ma si tratta solo di fotogrammi, perché l’emozione
e il trasporto difficilmente vengono persi.