LE RECENSIONI
a cura di Manuel Sgarella

SPECIALE

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La stanza del figlio

Titolo originale: La stanza del figlio
Regia: Nanni Moretti
Interpreti: Nanni Moretti; Laura Morante; Giuseppe Sanfelice; Jasmine Trinca; Stefano Accorsi; Silvio Orlando
Sceneggiatura: Linda Ferri; Nanni Moretti; Heidrun Schleff
Fotografia: Giuseppe Lanci
Musica: Nicola Piovani
Produzione:
Italia, 2000
Durata: 100’

Una normale famiglia italiana con il padre psicanalista, una moglie e due figli, un maschio e una femmina. L’armonia familiare è rotta dal più inquietante degli avvenimenti: la perdita di un figlio.

Un sasso rubato, la paura di accettare la colpa, l’instabilità del non riuscire ad affrontare certi argomenti, fanno della famiglia protagonista del film l’emblema di una normalissima famiglia. Normale come l’evento che distrugge la loro vita. Come un piatto sbeccato nascosto nella dispensa, come una teiera rotta reincollata alla perfezione, tutto si rompe.

"Chiuderemmo la porta a chiave se sapessimo quando arrivano i ladri" dice il prete. "Perchè rubare in una casa dove è tutto rotto?" chiede l’arrabbiato protagonista; arrabbiato per l’impossibilità di potersi muovere di fronte agli eventi, arrabbiato per il sordo rumore di una vite che entra nel legno di una bara, arrabbiato per aver fatto, una domenica mattina come tante altre, una certa scelta.

Moretti esce dai suoi soliti schemi ironicamente taglienti e provocatori e realizza una pellicola che non vuole solo raccontare una storia: come ben pochi hanno saputo fare, La stanza del figlio non solo racconta il dolore, ma vive nella sofferenza e nella forza delle persone che hanno di vivere di vivere, di andare avanti, di essere costretti ad affrontare giorno per giorno una quotidianità che apparentemente uccide, ma che non capiamo ci rende vivi.

All’esterno della famiglia, un uomo che non riesce a togliersi la vita, scopre la voglia di vivere nel giorno in cui, in parallelo, un ragazzo, senza averlo chiesto, viene strappato alla propria famiglia: giocare a darsi i calci tra motorini, un camion che ti viene incontro, una gita per mare. Tutto può portare in qualsiasi direzione, lo viviamo in ogni momento: lo sappiamo, lo vediamo, ma non possiamo mai dire di essere pronti.

La stanza del figlio non è solo un film: è uno stralcio di vita che ha percorso, o percorrerà tutti: è uno stralcio che tocca delle corde che fanno ridere, arrabbiare, piangere, sentirsi inutile, ma anche a sperare.

 

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