Mouse è una ragazza che viene messa in collegio dal padre dopo la
morte della madre. La ribelle Pauline è alla ricerca della madre
naturale, mentre Tory rincorre costantemente il bisogno di fare
contenti i genitori. Le ultime due sono amanti e tutte e tre vivono
nella stessa stanza del college. Il paradisiaco equilibrio
improvvisamente si guasta quando le due amanti vengono sorprese da
altre ragazze e la tragedia non tarda ad arrivare.
Un falco ferito e accudito è una dimostrazione d’amore,
prendersi cura di un’altra persona è una dimostrazione d’amore,
rinunciare al proprio amore per quello che pensa la gente non è una
dimostrazione d’amore. Mouse non giudica quanto fanno le amiche, ma
lo vive e lo comprende. Il resto del college non fa lo stesso e
condanna una ragazza che ha l’unico difetto di vivere con passione
un sentimento che la travolge. L’amante succube dei genitori
rinuncia alla felicità per fare quello che dicono gli altri,
innescando la miccia per la distruzione totale del paradiso.
L’altra metà dell’amore, per un volta un titolo
italiano che probabilmente vale di più dell’accattivante titolo
inglese (Lost and delirius), non cerca la solita analisi
sociale e critica nei confronti degli emarginati, ma analizza con
singolare lucidità il sentimento primario capace di motivare
qualsiasi decisione, dalla semplice voglia di stare insieme al
combattimento, alla guerra, per la persona amata.
La regista cinquantenne Lea Pool punta soprattutto sul concetto di
amore romantico. L’ambientazione in un college femminile non
banalizza assolutamente questo concetto, anzi il contrasto di un amore
tra donne ne accentua esponenzialmente l’efficacia facendola vivere
e diventare parte di una storia universale, parallela al Macbeth
di Shakespeare, esplicitamente usato e citato nel film. Inoltre, la
scelta di raccontare la storia usando il punto di vista di una
"novellina" alla vita, aiuta molto a entrare gradualmente
nei sentimenti nascosti delle tre protagoniste, una scelta che fa di
questo piccolo lavoro, accolto con grande favore al Festival del
cinema d’amore di Verona, un film che non deve essere assolutamente