LE RECENSIONI
a cura di Manuel Sgarella

bianco2.gif (812 byte)

L'altra metà dell'amore

Titolo originale: Lost and Delirius
Regia: Lea Pool
Interpreti: Piper Perabo; Jessica Parè; Mischa Barton; Graham Green
Fotografia: Pierre Gill
Sceneggiatura: Judith Thompson
Musica: Yves chamberland
Produzione: USA, 2002
Durata: 98’

Mouse è una ragazza che viene messa in collegio dal padre dopo la morte della madre. La ribelle Pauline è alla ricerca della madre naturale, mentre Tory rincorre costantemente il bisogno di fare contenti i genitori. Le ultime due sono amanti e tutte e tre vivono nella stessa stanza del college. Il paradisiaco equilibrio improvvisamente si guasta quando le due amanti vengono sorprese da altre ragazze e la tragedia non tarda ad arrivare.

Un falco ferito e accudito è una dimostrazione d’amore, prendersi cura di un’altra persona è una dimostrazione d’amore, rinunciare al proprio amore per quello che pensa la gente non è una dimostrazione d’amore. Mouse non giudica quanto fanno le amiche, ma lo vive e lo comprende. Il resto del college non fa lo stesso e condanna una ragazza che ha l’unico difetto di vivere con passione un sentimento che la travolge. L’amante succube dei genitori rinuncia alla felicità per fare quello che dicono gli altri, innescando la miccia per la distruzione totale del paradiso.

L’altra metà dell’amore, per un volta un titolo italiano che probabilmente vale di più dell’accattivante titolo inglese (Lost and delirius), non cerca la solita analisi sociale e critica nei confronti degli emarginati, ma analizza con singolare lucidità il sentimento primario capace di motivare qualsiasi decisione, dalla semplice voglia di stare insieme al combattimento, alla guerra, per la persona amata.

La regista cinquantenne Lea Pool punta soprattutto sul concetto di amore romantico. L’ambientazione in un college femminile non banalizza assolutamente questo concetto, anzi il contrasto di un amore tra donne ne accentua esponenzialmente l’efficacia facendola vivere e diventare parte di una storia universale, parallela al Macbeth di Shakespeare, esplicitamente usato e citato nel film. Inoltre, la scelta di raccontare la storia usando il punto di vista di una "novellina" alla vita, aiuta molto a entrare gradualmente nei sentimenti nascosti delle tre protagoniste, una scelta che fa di questo piccolo lavoro, accolto con grande favore al Festival del cinema d’amore di Verona, un film che non deve essere assolutamente

 

bianco1.gif (833 byte) bianco2.gif (812 byte) bianco3.gif (854 byte)