Antonio e Willy, detto Alain Delon, sono due perdenti che, per
tirare avanti, si mettono a fare piccoli furti nei negozietti,
considerando le rapine in banca per "gente più furba".
Questo fino a quando, accidentalmente non rubano unimportante
reliquia religiosa: la lingua di SantAnotonio. Dopo aver compreso
la reale importanza del loro colpo decidono di chiedere un riscatto
direttamente alla Chiesa.
Carlo Mazzacurati realizza un altro film incentrato sul suo
argomento preferito: la fuga di due amici, il loro percorso, il oro
crescere insieme. Antonio Albanese (dichiarato "il pioniere della
nuova comicità italiana") e Fabrizio Bentivoglio ci regalano due
personaggi perfetti, entrati in sintonia e totalmente integrati nella
storia: il ladro esperto e sfigato e il bello maturo lasciato dalla
moglie dopo 23 anni di matrimonio. Questo connubio è la forza sia
comica che tragica del film.
Eppure, anche se con una bella fotografia, con dei bellissimi
paesaggi che fanno anche da contorno narrativo e non solo visivo, il
film stenta leggermente a decollare. Non lascia il segno come avrebbe
potuto, visto la bella storia e i bravi interpreti: manca di quel
coinvolgimento emotivo necessario a fare sì che il film rimanga
impresso.
Il regista, già autore del bel Il toro e Vesna va veloce,
rimane comunque uno dei pochi nuovi autori italiani capaci di
combinare la semplicità con il buon cinema, caratteristica negli
ultimi anni piuttosto dimenticata dai giovani autori che si credono un
po troppo impegnati. Mazzacurati riesce invece a raccontare la vita
dei suoi protagonisti senza patetismi, dando loro un obiettivo senza
voler solamente raccontare il loro esistenzialismo.
Non banale, il film riesce a stupire, far ridere, ed anche un po
commuovere. Merito di un cast perfetto che vede brillare pure la
bellissima Isabella Ferrari e il sempre più bravo Ivano Morescotti;
assolutamente da non perdere Marco "Vajont" Paolini nella
parte di SantAntonio senza lingua.