LE RECENSIONI
a cura di Manuel Sgarella

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La leggenda di Bagger Vance

Titolo originale: The legend of Bagger Vance
Regia: Robert Redford
Interpreti: Matt Dammon; Will Smith; Charlize Theron; J. Michael Moncrief; Andrea Powell
Sceneggiatura: Jeremy Leven
Fotografia: Michael Ballhaus
Musica: Rachel Portman
Produzione:
USA, 2000
Durata:
127’

Negli anni trenta una ragazza piena di debiti decide si indire il più grande torneo di golf che si sia mai visto: oltre ai due più grandi giocatori al mondo parteciperà anche Rannulph Junuh, ex fidanzato della ragazza, nato nella città che ospita il torneo, campione che a causa della guerra è da dieci anni che ha perso il suo "swing". Lo aiuterà a ritrovarlo Bagger Vance.

Film in vecchio stile che cerca di riscoprire la magia e la leggerezza dei vecchi film come si facevano una volta: buoni sentimenti non stereotipati, bella fotografia, una storia solida, un obiettivo da raggiungere per tutti, un tocco d’amore. Robert Redford, qui solo regista, sa dove colpire al cuore lo spettatore: anni esperienza che gli sono valsi quel tocco magico di cui già ci ha reso complici in In mezzo scorre il fiume e L’uomo che sussurrava ai cavalli.

Un po’ alla Frank Capra de La vita è meravigliosa, il personaggio chiave del film che riesce a dare una certa lettura al film è proprio Bagger Vance: l’alone di misticismo che lo circonda fa sì che il film non annoi e che anche in Italia questo sport, ai più sconosciuto, non risulti troppo noioso. Qualche anno fa Tin Cup con Kevin Costner, successo in patria, da noi era stato un emerito flop: La leggenda di Bagger Vance invece riesce nell’impresa: oltre due ore che emozionano e creano quell’aria magica e un po’ metafisica dello sport che ha sempre avvicinato tutti.

Credere che lo sport sia solo la vittoria, il bisogno di successo, non è decisamente l’obiettivo di questa pellicola: poteva trattarsi anche di pallavolo o della caccia alla volpe, ma questo film affronta il tema universale del perseguimento degli obiettivi tramite un mezzo; il discorso è universale e il film è esplicito sulla chiarificazione di questo punto: cercare il proprio "swing" equivale a trovare il proprio punto di equilibrio.

Robert Redford sarà anche accusato dalla stampa di essere l’ultimo autore che ancora si ricordi come si facevano una volta i film: bei paesaggi, buoni sentimenti, piccoli ostacoli che crescono, ma almeno fa dei bei film: non più giovanissimo, prosegue la sua linea di un cinema puro. Bagger Vance non ne è da meno, non dimentica la filosofia (forse anche un po’ troppo spiccia), ma non trascura nemmeno il punto di vista umano con i propri difetti e pregi. Gli attori protagonisti, tutti della nuova generazione, dimostrano comunque una certa, non indifferente, classe. Grandioso il cameo di Jack Lemmon.

 

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