Negli anni trenta una ragazza piena di debiti decide si indire il
più grande torneo di golf che si sia mai visto: oltre ai due più
grandi giocatori al mondo parteciperà anche Rannulph Junuh, ex
fidanzato della ragazza, nato nella città che ospita il torneo,
campione che a causa della guerra è da dieci anni che ha perso il suo
"swing". Lo aiuterà a ritrovarlo Bagger Vance.
Film in vecchio stile che cerca di riscoprire la magia e la
leggerezza dei vecchi film come si facevano una volta: buoni
sentimenti non stereotipati, bella fotografia, una storia solida, un
obiettivo da raggiungere per tutti, un tocco damore. Robert Redford,
qui solo regista, sa dove colpire al cuore lo spettatore: anni
esperienza che gli sono valsi quel tocco magico di cui già ci ha reso
complici in In mezzo scorre il fiume e Luomo che
sussurrava ai cavalli.
Un po alla Frank Capra de La vita è meravigliosa, il
personaggio chiave del film che riesce a dare una certa lettura al
film è proprio Bagger Vance: lalone di misticismo che lo circonda
fa sì che il film non annoi e che anche in Italia questo sport, ai
più sconosciuto, non risulti troppo noioso. Qualche anno fa Tin
Cup con Kevin Costner, successo in patria, da noi era stato un
emerito flop: La leggenda di Bagger Vance invece riesce nellimpresa:
oltre due ore che emozionano e creano quellaria magica e un po
metafisica dello sport che ha sempre avvicinato tutti.
Credere che lo sport sia solo la vittoria, il bisogno di successo,
non è decisamente lobiettivo di questa pellicola: poteva trattarsi
anche di pallavolo o della caccia alla volpe, ma questo film affronta
il tema universale del perseguimento degli obiettivi tramite un mezzo;
il discorso è universale e il film è esplicito sulla chiarificazione
di questo punto: cercare il proprio "swing" equivale a
trovare il proprio punto di equilibrio.
Robert Redford sarà anche accusato dalla stampa di essere lultimo
autore che ancora si ricordi come si facevano una volta i film: bei
paesaggi, buoni sentimenti, piccoli ostacoli che crescono, ma almeno
fa dei bei film: non più giovanissimo, prosegue la sua linea di un
cinema puro. Bagger Vance non ne è da meno, non dimentica la
filosofia (forse anche un po troppo spiccia), ma non trascura
nemmeno il punto di vista umano con i propri difetti e pregi. Gli
attori protagonisti, tutti della nuova generazione, dimostrano
comunque una certa, non indifferente, classe. Grandioso il cameo di
Jack Lemmon.