K19
- The Widowmaker
Titolo
originale:K-19 The Widowmaker
Regia: Kathryn
Bigelow
Interpreti: Harrison
Ford; Liam Neeson; Peter Sarsgaard; George Anton
Fotografia: Jeff
Cronenweth
Sceneggiatura: Crhistopher
Kyle
Musica: Klaus
Badelt
Produzione: Usa/GB,
2002
Durata: 140’
|
La
storia del primo sommergibile nucleare russo che rischiò di far
scoppiare la terza guerra mondiale. Costruito di fretta e subito dopo
le prime prove in mare, il sottomarino viene inviato, carico di
missili, vicino alle coste americane in maniera tale da tenere in
scacco gli Stati Uniti. Ma qualcosa non va per il verso giusto e le
perdite di radiazioni rischiano di far saltare tutto in aria.
Una
storia che è rimasta nascosta all’opinione pubblica fino al caduta
del muro di Berlino e che dimostra come la tensione all’inizio degli
anni ’60 fosse piuttosto tesa.
In K-19 c’e tutto: un comandante esperto e che tiene in
considerazione gli uomini, un altro comandante che invece antepone il
partito anche alla vita dei propri uomini, una situazione
claustrofobia che aveva tutte le potenzialità per creare angoscia,
apprensione e paura.
Ma il film tarda a decollare puntando troppo su una questione di onore
e di rivalità di comando. Inoltre la paellicola sa troppo di
patriottismo americano, nonostante si parli di un sottomarino russo.
La regista Kathryn Bigelow non sfrutta fino in fondo tutte le
potenzialità e il talento che possiede. Come già dimostrato
ampiamente in Point Break
e Strange Days, la
Bigelow in K-19 sembra
limitarsi a confezionare un tipico film retorico. Unici momenti che
lasciano letteralmente senza fiato e che dimostrano tutta la bravura
della regista sono le esercitazioni del sottomarino nella prima ora di
visione del film.
Da quando iniziano le perdite di radiazioni, la pellicola si perde in
un patriottismo fin troppo retorico. Harrison Ford non cambia mai
espressione, mentre Liam Neeson cambia bandiera un po’ troppo spesso
spiazzando più di una volta lo spettatore sulle scelte compiute. Il
clima storico è lo stesso che viene affrontato da Roger Donaldson in Thirteen
Days, ma quest’ultimo, nonostante fosse un film americano
sulla crisi dei Missili di Cuba, aveva almeno il coraggio di voler
andare oltre il patriottismo e guardare gli uomini e le loro paure.
K-19 perde queste
caratteristiche a scapito di una storia dai troppi ricercati finali,
con ben poca anima e che non può certo competere con film
“sottomarini” con prodotti del calibro di U-Boot
96 del tedesco Wolfang Petersen..
|