LE RECENSIONI
a cura di Manuel Sgarella

 

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John Q

Titolo originale: John Q
Regia: Nick Cassavetes
Interpreti: Danzel Wasington; Robert Duvall; Ray Liotta; Anne Hache; Eddie Griffin
Fotografia: Rogier Stoffers
Sceneggiatura: James Kearns
Musica: Aaron Zigman
Produzione: USA, 2001
Durata: 111’

John q è un operaio che lavora 20 ore la settimana e non riesce a stare dietro alle spese necessarie per mantenere moglie e figlio. Come tutti gli americani paga l’assicurazione medica, ma quando si scopre che il figlioletto Michael è affetto da una grave malattia cardiaca e che ha bisogno di un trapianto, John scopre che l’assicurazione non copre spese superiori ai 20 mila dollari. In preda alla disperazione entra in ospedale con una pistola, deciso a salvare la vita al proprio figlio...

Non si può certo dire che John Q sia un capolavoro, ma nemmeno che non emozioni lo spettatore e, per lo meno, non lo faccia pensare su una situazione sanitaria piuttosto strana. Negli Stati Uniti il sistema sanitario è ben diverso dal nostro e se non si è in possesso di una più che adeguata assicurazione, si corre perfino il rischio di non essere curati. Il film di Nick Cassavetes affronta questo scottante argomento, già più volte trattato dalla coraggiosa serie televisiva di E.R., medici in prima linea. Peccato che dopo un brillante e straordinario primo tempo, il film tenda alla favola, sacrificando l’impatto emotivo a favore di una momentanea gratificazione per lo spettatore.

Il regista, figlio del noto John Cassavetes autore del bellissimo Gloria, ha la bella idea di andare contro il sistema e usare il potente mezzo del cinema per fare un vero atto d’accusa contro il sistema sanitario americano. Per buona parte del film, aiutati dalla solita bella interpretazione di Danzel Washington, John Q riesce nell’intento, facendo nascere nello spettatore diversi "perché". Ma l’ultima mezz’ora lascia molto distaccati e si allontana dall’analisi dell’America di oggi facendo diventare la storia una specie di racconto irrealizzabile, venato dal solito buonismo.

Molti i rimandi anche a film del passato che hanno fatto storia: Quel pomeriggio di un giorno da cani su tutti. Ma mentre il film di Lumet aveva il coraggio di osare fino in fondo, aiutato comunque dal fatto che si trattava di una storia vera, la pellicola di Cassavetes non riesce a osare, creando comunque un bel film, godibile e scorrevole, ma che di certo non lascerà il segno come avrebbe potuto.

 

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