John q è un operaio che lavora 20 ore la settimana e non riesce a
stare dietro alle spese necessarie per mantenere moglie e figlio. Come
tutti gli americani paga l’assicurazione medica, ma quando si scopre
che il figlioletto Michael è affetto da una grave malattia cardiaca e
che ha bisogno di un trapianto, John scopre che l’assicurazione non
copre spese superiori ai 20 mila dollari. In preda alla disperazione
entra in ospedale con una pistola, deciso a salvare la vita al proprio
figlio...
Non si può certo dire che John Q sia un capolavoro,
ma nemmeno che non emozioni lo spettatore e, per lo meno, non lo
faccia pensare su una situazione sanitaria piuttosto strana. Negli
Stati Uniti il sistema sanitario è ben diverso dal nostro e se non si
è in possesso di una più che adeguata assicurazione, si corre
perfino il rischio di non essere curati. Il film di Nick Cassavetes
affronta questo scottante argomento, già più volte trattato dalla
coraggiosa serie televisiva di E.R., medici in prima linea.
Peccato che dopo un brillante e straordinario primo tempo, il film
tenda alla favola, sacrificando l’impatto emotivo a favore di una
momentanea gratificazione per lo spettatore.
Il regista, figlio del noto John Cassavetes autore del bellissimo Gloria,
ha la bella idea di andare contro il sistema e usare il potente mezzo
del cinema per fare un vero atto d’accusa contro il sistema
sanitario americano. Per buona parte del film, aiutati dalla solita
bella interpretazione di Danzel Washington, John Q riesce nell’intento,
facendo nascere nello spettatore diversi "perché". Ma l’ultima
mezz’ora lascia molto distaccati e si allontana dall’analisi dell’America
di oggi facendo diventare la storia una specie di racconto
irrealizzabile, venato dal solito buonismo.
Molti i rimandi anche a film del passato che hanno fatto storia: Quel
pomeriggio di un giorno da cani su tutti. Ma mentre il film di
Lumet aveva il coraggio di osare fino in fondo, aiutato comunque dal
fatto che si trattava di una storia vera, la pellicola di Cassavetes
non riesce a osare, creando comunque un bel film, godibile e
scorrevole, ma che di certo non lascerà il segno come avrebbe potuto.