LE RECENSIONI
a cura di Manuel Sgarella

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Il tempo dell'amore

Titolo: Il Tempo dell'amore
Regia: Giacomo Campiotti
Interpreti: Claran Hinds, Juliet Aubrey, Natacha Régnier, Ignazio Oliva, Natalia Piatti, Giuseppe Faraso
Musica: Giuseppe D'Onghia
Produzione: Italia 1999
Durata: 110’

"Dillo ancora, un’altra volta". Così per Campiotti l’amore colpisce al cuore, oltre le apparenze, scavalca le barriere con la sua semplicità, distrugge i muri con la sua irruenza. Una gigantesca onda che con la sua potenza impedisce di respirare la notte, di ragionare di giorno, di vivere senza l’altra persona.

Tre storie legate insieme nel tempo dall’unica cosa che accomuna tutti gli uomini: l’amore con le sue stagioni.

La prima storia (primi del 900 in Sud Africa) vive degli albori di un amore nato da uno sguardo di intesa tra un’infermiera di buona famiglia e un militare; amore ostacolato dalla buona famiglia di lei, ma niente fare cessare. La seconda storia è ambientata a Parigi nell’epoca nazista: due musicisti, una francese e un russo, si ritrovano a vivere un’intensa storia d’amore senza capire una parola di ciò che l’altro dice, la loro passione sarà il loro ostacolo maggiore. L’ultima storia è quella che fa da collante a tutto il film: una bambina, Naty, corre, corre, corre per raggiungere l’unica cosa per cui vive in quel momento: l’amore per un ragazzo più grande finito in coma in seguito a un incidente e che probabilmente nemmeno la conosce.

Un film semplice, fatto di storie semplici. Un film che non vuole andare a cercare intellettualismi e che si fa forte di questa semplicità con cui l’amore fa vedere, appunto, le cose semplici; di come l’amore ti può far attaccare ad un oggetto, di come ti fa diventare belle le cose più brutte. Il film se visto con l’ottica della ricerca di grandi risposte, può deludere, annoiare, o addirittura risultare banale per il "già visto". Ma è la semplicità che bisogna cercare nella visione, "lasciarsi andare, lasciarsi trasportare dal ricordo di un amore vissuto o in corso" (come ha detto il regista Giacomo Campiotti alla presentazione del film), solo così si potrà gustare il sapore semplice ed anche ingenuo che il film riesce a lasciare.

Il Tempo dell’amore è una coproduzione internazionale italo-franco-inglese e il regista ci tiene a precisare che è un film europeo, infatti ha appena vinto al Festival di Avignone il premio come Miglior Film Europeo.

Campiotti si conferma uno dei pochi registi della nuova generazione capace di dare una certa poesia ad un’opera, senza cadere nel patetismo o nell’eccessiva autoralità di cui soffre oggi il cinema italiano. Un film da godere nella sua semplicità.

 

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