LE RECENSIONI
a cura di Manuel Sgarella

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Planet of the apes - Il pianeta delle scimmie

Titolo originale: Planet of the apes
Regia: Tim Burton
Interpreti: Mark Wahlberg; Helena Bonahm Carter; Tim Roth; Michael Clark Duncan
Sceneggiatura: Willyam Broyles Jr.; Lawrence Konner
Fotografia: Philippe Rousselot
Musica: Danny Elfman
Produzione:
Usa, 2001
Durata: 105’

Vittima di un buco nero, un’astronauta si ritrova su un pianeta popolato da scimmie, dove gli esseri umani sono solo considerati schiavi. Un terribile segreto è comunque ben custodito dalle scimmie e la verità può essere davvero sconcertante per tutti.

Proiettato in anteprima ad agosto al Festival di Locarno, Il pianeta delle scimmie è un successo annunciato: un titolo che richiama l’omonimo cult degli anni ’70, attori dell’ultima generazione, e soprattutto un regista che è una garanzia anche per i palati più fini. Ma allora cosa non è andato bene? Tim Burton è uno specialista nel trasformare un mero prodotto commerciale in un capolavoro d’autore: peccato che questa volta non sia andata così.

Il miracolo di Batman non si è ripetuto: Burton purtroppo delude: non per la messa in scena (grandiosa e spettacolare come sempre), non per l'atmosfera gotica e angosciante (seppur sottotono) tipica delle sue opere; bensì delude proprio nella parte più importante: nella storia, il motore che manda avanti tutto l'apparato cinematografico: lo spettatore certo non si annoia, ma manca di sostanza. Tutto è vittima di una certa prevedibilità.

Forse la voglia di discostarsi troppo dall'originale per non realizzare il remake di un capolavoro, lo ha fatto mancare di originalità, facendo diventare la pellicola piuttosto prevedibile. Ma si tratta solo di una scusa. A parte il tema di sottofondo della globalizzazione, ormai usato/abusato, non vi è null'altro, soprattutto nei personaggi: Burton non approfondisce nemmeno quello che nella sua filmografia è l'essenziale, ovvero l'isolamento del diverso; il tutto a favore della spettacolarità. 

Un film che di sicuro riempie le sale, che è anche di sicuro impatto visivo: la facciata di essere "un film alla Tim Burton" c'è, ma manca qualcosa, ovvero l'anima che ha fatto grandi capolavori come Edward, mani di forbice, il cortometraggio Frankiewinnie, o il riuscitissimo Nightmare before Christmas. Tutto ciò viene a mancare a scapito di un buon prodotto commerciale, da ammirare nella sua fattezza artigianale, ma che purtroppo non inquieta e non lascia il segno come ci si sarebbe aspettato da un grande regista come Burton.

 

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