LE RECENSIONI
a cura di Manuel Sgarella

Sito Italiano
Sito ufficiale

bianco2.gif (812 byte)

Il patto dei lupi

Titolo originale: Le pact de Loups
Regia: Christophe Gans
Interpreti: Samuel Le Bihan; Mark Dacascoss; Vincent Cassel; Monica Bellucci
Sceneggiatura: Stephane Cabel; Christophe Gans
Fotografia: Dan Laustsen
Musica: Joseph Loduca
Produzione:
Francia, 2001
Durata: 142’

Un terribile animale, la Bestia del Gevaudan, terrorizza la Francia del XVIII secolo. Molti si mobilitano per cercare di fermarla. Intere squadre uccidono stuoli di lupi, ma la Bestia continua a uccidere contadini innocenti. Ben presto, la superstizione crea sempre maggior paura, soltanto un cavaliere errante con il suo fido amico indiano, prenderà di petto la situazione abbattendo anche le barriere della superstizione.

Basato sulla leggenda che terrorizzò la Francia di quel periodo, Il patto dei lupi ne rende con efficacia il terrore della gente e l’ignoranza che contraddistingue la creazione delle leggende. Il film è coinvolgente, spettacolare, si lascia guardare molto volentieri, ma manca una certa anima di fondo; quella stessa anima che va oltre la spettacolarità e crea capolavori, seppur spettacolari, come Braveheart e Balla coi Lupi.

É vero: Il patto dei Lupi nasce come pellicola d’intrattenimento e non come film, ma i continui rimandi cinefili ne fanno certamente un’opera pretenziosa e con un obiettivo. Tale obiettivo sarebbe dovuto culminare con la scelta di non fare meramente un prodotto commerciale. Il film di Gans, totalmente di produzione francese, è da ammirare per il coraggio con cui vuole competere con la spettacolarità del cinema americano. Se, da questo punto di vista, dovessimo paragonarlo alle attuali produzioni d’oltreoceano dello stesso genere, Il patto dei lupi ne esce decisamente vittorioso. A metà tra l’Europa e l’America ne acquista pregi e difetti di entrambi: sfrutta appieno la fatiscenza, ma semplicemente a favore dello spettacolo; mantiene un contesto europeo, ma non lo approfondisce, forse per paura di danneggiare lo spettacolo.

La regia ci sa fare, soprattutto con le scene d’azione. I personaggi però sono poco approfonditi, quasi stereotipati, ed è questo forse quello che da più fastidio. La tanto pubblicizzata, in Italia, Monica Bellucci, ha un bel personaggio ma non è decisamente una dei protagonisti. Due ore mezzo di divertimento, e qualche spavento, che comunque non hanno la pretenziosità di aver creato un capolavoro.

 

bianco1.gif (833 byte) bianco2.gif (812 byte) bianco3.gif (854 byte)