Un terribile animale, la Bestia del Gevaudan, terrorizza la Francia
del XVIII secolo. Molti si mobilitano per cercare di fermarla. Intere
squadre uccidono stuoli di lupi, ma la Bestia continua a uccidere
contadini innocenti. Ben presto, la superstizione crea sempre maggior
paura, soltanto un cavaliere errante con il suo fido amico indiano,
prenderà di petto la situazione abbattendo anche le barriere della
superstizione.
Basato sulla leggenda che terrorizzò la Francia di quel periodo, Il
patto dei lupi ne rende con efficacia il terrore della gente e l’ignoranza
che contraddistingue la creazione delle leggende. Il film è
coinvolgente, spettacolare, si lascia guardare molto volentieri, ma
manca una certa anima di fondo; quella stessa anima che va oltre la
spettacolarità e crea capolavori, seppur spettacolari, come Braveheart
e Balla coi Lupi.
É vero: Il patto dei Lupi nasce come pellicola d’intrattenimento
e non come film, ma i continui rimandi cinefili ne fanno certamente un’opera
pretenziosa e con un obiettivo. Tale obiettivo sarebbe dovuto
culminare con la scelta di non fare meramente un prodotto commerciale.
Il film di Gans, totalmente di produzione francese, è da ammirare per
il coraggio con cui vuole competere con la spettacolarità del cinema
americano. Se, da questo punto di vista, dovessimo paragonarlo alle
attuali produzioni d’oltreoceano dello stesso genere, Il patto
dei lupi ne esce decisamente vittorioso. A metà tra l’Europa
e l’America ne acquista pregi e difetti di entrambi: sfrutta appieno
la fatiscenza, ma semplicemente a favore dello spettacolo; mantiene un
contesto europeo, ma non lo approfondisce, forse per paura di
danneggiare lo spettacolo.
La regia ci sa fare, soprattutto con le scene d’azione. I
personaggi però sono poco approfonditi, quasi stereotipati, ed è
questo forse quello che da più fastidio. La tanto pubblicizzata, in
Italia, Monica Bellucci, ha un bel personaggio ma non è decisamente
una dei protagonisti. Due ore mezzo di divertimento, e qualche
spavento, che comunque non hanno la pretenziosità di aver creato un
capolavoro.