1942, la battaglia di Stalingrado: la conquista della città da
parte dei tedeschi avrebbe significato il crollo morale della Russia:
i soldati russi avevano bisogno di qualcosa in cui credere per
combattere, qualcosa che non fosse soltanto la paura di morire. Su
questa filosofia nasce la leggenda del cecchino russo che uccide con
un colpo solo centinaia di ufficiali tedeschi: gli invasori reagiscono
assoldando, a loro volta, il loro miglior cecchino.
Kolossal europeo che si vuole andare a imporre alle megaproduzioni
americane costruendo, su una bella idea, oltre alla spettacolarità,
anche quel pizzico di autorialità che rende la pellicola non
prettamente commerciale.
Peccato che Annaud, già autore di film storici come Il nome
della rosa e Lorso, non riesca appieno nellimpresa:
la bella ricostruzione storica fa la sua scena, la spettacolarità
anche, ma perchè ridurre tutta lemozione di una battaglia che ha
cambiato il corso della storia, a un semplice duello? Si passa
facilmente da un inizio con un accurato sfondo storico, con la
tensione che cresce con la consapevolezza del protagonista, a una
seconda parte dove la storia vive di rendita e tutto si riduce a una
semplice storia damore con un duello tra cecchino tedesco e
cecchino russo; duello nel quale sono state dimenticate totalmente le
intenzioni storiche della prima parte.
Il film di Annaud è comunque una pellicola al di sopra della media
che ben riesce a contrapporsi ai film americani, oramai sempre più
uguali. Innegabile il paragone, soprattutto per il potente inizio, con
Salvate il soldato Ryan: se questultimo mirava soprattutto a
un patriottismo di fondo nemmeno molto velato, Il nemico alle porte
vorrebbe puntare meno sullo stereotipo bellico e più sulla figura
umanizzata delluomo eroe.
Grandiosi comunque gli interpreti: oltre a un sempre più emergente
Jude Law, su tutti un Ed Harris con unagghiacciante sguardo da
perfetto cattivo con, in apparenza, un pizzico di bontà-umanità
(come nella sua miglior interpretazione: quel Christof di The
Truman Show che gli valse anche una nominations agli Oscar);
notevole anche la piccola parte di Bob Hoskins, il cui Kruscev
rispecchia perfettamente quel falso mito dell'uguaglianza comunista.