La vita, larme e gli amor di Joanni de Medici, giovane capitano
dellarmata pontificia costretto dalle circostanze, con il suo
pugno di uomini, a essere lunico che possa fermare lavanzata dei
Lanzichinecchi di Carlo V, imperatore degli alemanni. Il valore di
Joanni, il suo coraggio, la sua bontà danimo, correttezza e
fiducia, non basteranno a toglierlo dallinganno che lo porterà
alla morte.
"Le armi cambiano il modo di fare la guerra, e sono le guerre
che cambiano il mondo": linutilità della guerra, la
stupidità delle armi, la crudezza della rappresentazione della guerra
come propulsione dellodio e della sofferenza, sembrano proprio
essere questi temi nettamente in contraddizione con la stessa frase
presente nel film.
La guerra raccontata in un periodo storico che ha letteralmente
cambiato il mondo: la morte di Joanni de Medici non ha solo posto fine
a una leggenda vivente piena di valore e coraggio, ma ha dato inizio a
quella ferocia che sarà sempre più accanita per la costruzione delle
armi: la morte del coraggioso e valoroso (termini usati non a caso e
non per stereotipi, ma per pura verità), covata nellinvidia e
nella vendetta, si celano al protagonista, alla vittima, dietro le
sembianze del senso di colpa: un senso di colpa di un amore consumato
a scapito di un altro amore stabile e consolidato bruciato da una
passione costata cara: le armi hanno ucciso il corpo di de Medici,
armi che sono state il mezzo di Dio per punire la sua lussuria.
Joanni de Medici anche attraverso le sue debolezze: attraverso la
verità, la vita di un grande e giovane uomo, determinato nelle sue
scelte, coerente con le sue decisioni, saggio dal saper accettare la
sconfitta senza resa morale: la rappresentazione documentaristica di
Olmi (in totale antitesi con la filosofia postmoderna degli ultimi
ventanni) è solo un meccanismo apparente attraverso il quale
traspaiono sentimenti ed emozioni esaltate nel migliore dei modi dalla
fotografia di Fabio Olmi.
Non si può rimanere indifferenti di fronte a questo film: parlato
in arcaico, la prima mezzora è davvero un caos riuscire a stare
dietro alla trama, ma la poesia che ne scaturisce, abbinata alla
schiettezza di una palla di cannone sparata contro un manichino o di
un crocefisso senza braccia portato sulle spalle da un povero Cristo
del 500 che nessuno ascolta, fanno sì che la pellicola diventi
quella giusta rappresentazione della morte che merita la stupidità
delluomo.