Il generale Massimo viene designato dallimperatore
Marco Aurelio a succederlo al posto del figlio Commodo, ma questi ucciderà il padre prima
che tale decisione venga resa pubblica, divenendo così lui il nuovo imperatore. Il suo
primo compito sarà far uccidere Massimo, il quale riuscirà però a scappare dando inizio
alla costruzione della sua vendetta contro la corruzione e il potere.
"Il generale che doveva diventare imperatore, diventa schiavo e sfida
limperatore, bella storia, vedremo come andrà a finire", così Commodo
riassume la trama durante il film con forse un tocco di esagerata ironia, ma lo fa in modo
perfettamente realistico: nonostante il semplice plot, questo film-evento rilancia un
genere ormai morto dalla metà degli anni 60 e che aveva avuto il suo apice con un
classico come Ben Hur (vincitore di 11 Oscar).
La storia, più che qualcosa di nuovo e originale come potrebbe sembrare a chi non
ricorda i vecchi Kolossal, e proprio a causa della sua classicità e semplicità, pare un
pretesto per la messa in scena della potente macchina produttiva holliwoodiana. Infatti,
per realizzare questo colosso del costo di 103 milioni di dollari, si sono messe insieme
due mega-case di produzione quali la Universal Picture e la Dreamworks Picture.
Nonostante tutto, comunque, questo dispiego dimezzi ha funzionato, e non solo per il
pubblico (negli Stati Uniti ha incassato 70 milioni di dollari in pochi giorni). Grazie a
un montaggio molto serrato delle sequenze di lotta (montaggio che si avvicina molto a
quello di Oliver Stone in Ogni Maledetta Domenica), e grazie anche a una regia di
un autore, Ridley Scott, che finalmente torna ad essere funzionale alle sue storie, il
film sulla carta rischiava molto: si è dimostrato invece una buona opera, non solo
commerciale. Questo grazie anche al protagonista Russell Crowe (L.A. Confidential)
che sembra sempre più affermarsi come uno dei grandi attori della nuova generazione,
capace di un camaleontico trasformismo degno di De Niro: questanno, infatti, lo
avevamo già visto, ingrassato di 30 Kg, in The Insider.
Il regista, come già aveva fatto in Alien e Blade Runner, torna a
descrivere con successo lodissea di uomo costretto dagli eventi nella sua
solitudine. Scott, abbandonando anche unesagerata fotografia patinata caratteristica
dei suoi ultimi lavori, riesce quindi, nonostante gli errori e le accuse di infondatezza
storiche mosse contro il film, a far sentire allo spettatore la crudeltà e
lavidità delluomo che vive nella propria autodistruzione.