LE RECENSIONI
a cura di Manuel Sgarella

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Il gladiatore

Titolo originale: Gladiator
Regia: Ridley Scott
Interpreti: Russell Crowe; Joaquin Phoenix; Richard Harris; Connie Nielsen
Sceneggiatura: Douglass Wick; David Franzoni; Branko Lustig
Fotografia: John Mathieson
Musica: Hans Zimmer
Produzione: USA, 2000
Durata: 155’

Il generale Massimo viene designato dall’imperatore Marco Aurelio a succederlo al posto del figlio Commodo, ma questi ucciderà il padre prima che tale decisione venga resa pubblica, divenendo così lui il nuovo imperatore. Il suo primo compito sarà far uccidere Massimo, il quale riuscirà però a scappare dando inizio alla costruzione della sua vendetta contro la corruzione e il potere.

"Il generale che doveva diventare imperatore, diventa schiavo e sfida l’imperatore, bella storia, vedremo come andrà a finire", così Commodo riassume la trama durante il film con forse un tocco di esagerata ironia, ma lo fa in modo perfettamente realistico: nonostante il semplice plot, questo film-evento rilancia un genere ormai morto dalla metà degli anni ’60 e che aveva avuto il suo apice con un classico come Ben Hur (vincitore di 11 Oscar).

La storia, più che qualcosa di nuovo e originale come potrebbe sembrare a chi non ricorda i vecchi Kolossal, e proprio a causa della sua classicità e semplicità, pare un pretesto per la messa in scena della potente macchina produttiva holliwoodiana. Infatti, per realizzare questo colosso del costo di 103 milioni di dollari, si sono messe insieme due mega-case di produzione quali la Universal Picture e la Dreamworks Picture.

Nonostante tutto, comunque, questo dispiego dimezzi ha funzionato, e non solo per il pubblico (negli Stati Uniti ha incassato 70 milioni di dollari in pochi giorni). Grazie a un montaggio molto serrato delle sequenze di lotta (montaggio che si avvicina molto a quello di Oliver Stone in Ogni Maledetta Domenica), e grazie anche a una regia di un autore, Ridley Scott, che finalmente torna ad essere funzionale alle sue storie, il film sulla carta rischiava molto: si è dimostrato invece una buona opera, non solo commerciale. Questo grazie anche al protagonista Russell Crowe (L.A. Confidential) che sembra sempre più affermarsi come uno dei grandi attori della nuova generazione, capace di un camaleontico trasformismo degno di De Niro: quest’anno, infatti, lo avevamo già visto, ingrassato di 30 Kg, in The Insider.

Il regista, come già aveva fatto in Alien e Blade Runner, torna a descrivere con successo l’odissea di uomo costretto dagli eventi nella sua solitudine. Scott, abbandonando anche un’esagerata fotografia patinata caratteristica dei suoi ultimi lavori, riesce quindi, nonostante gli errori e le accuse di infondatezza storiche mosse contro il film, a far sentire allo spettatore la crudeltà e l’avidità dell’uomo che vive nella propria autodistruzione.

 

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