LE RECENSIONI
a cura di Manuel Sgarella

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Il diario di Bridget Jones

Titolo originale: Bridget Jones’s Diary
Regia: Sharon Maguire
Interpreti: Renée Zellweger; Hugh Grant; Colin Firth; Jim Broadbent; Gemma Jones
Sceneggiatura: Richard Curtis; Andrew Davies; Helen Fielding
Fotografia: Stuart Dryburgh
Musica: Patrick Doyle
Produzione:
USA, 2001
Durata: 97’

Bridget Jones è una trentenne come tante altre: single, fuma, beve, si diverte, la madre che cerca costantemente di maritarla, una vita amorosa incasinatissima e un lavoro che non la soddisfa. La ciliegina sulla torta arriva a una festa di capodanno con i familiari; festa durante la quale decide di dare una ridimensionata alla sua vita, e lo farà cominciando a tenere un diario in cui segnerà la verità e soltanto la verità.

La schiettezza e la crudeltà dell’omonimo libro di Helen Fielding dal quale è tratto il film, non vengono proprio rispettate: forse per prudenza, forse perché non commerciali, probabilmente la maggior paura era che non fossero cinematograficamente funzionali. Una buona partenza, momenti esilaranti, un certo cinema inglese degli ultimi tempi (come Quattro matrimoni e un funerale), fanno di questa pellicola un buon prodotto che non può non far ridere.

Peccato che la perfidia dell’inizio si perda man mano che la protagonista trova l’amore: slittare verso la commedia convenzionale purtroppo crea una certa prevedibilità che fa cadere il film in un prodotto che poteva essere decisamente migliore e più originale. Ma questo difetto, seppur sentito, non uccide la pellicola che invece gode di un brio e di una vivacità come poche commedie sanno fare: la Zellweger, nonostante sia texana di origine, è stata elogiata da tutti i giornali per la trasformazione della sua dizione in perfetto accento British.

Ottimi anche i co-protagonisti e i personaggi di contorno. Gli amici di Bridget meriterebbero forse più spazio: capaci di esilaranti momenti, vengono relegati a qualche semplice comparsata, ma insieme sono delle vere e proprie potenze della natura, come lo è anche la colonna sonora, perfettamente integrata con quello che è la vivacità e il romanticismo della trama.

Allora cosa non funziona? Ben poco non funziona. Viene spontaneo però pensare a perché dopo un inizio così controcorrente, gli autori abbiano voluto dirigersi verso il "finto controcorrente" che tanto sta andando di moda in questi anni. E’ vero stanno nascendo tante commedie intelligenti e brillanti, come Full Monty e Svegliati Ned, ma non si rischia così di creare delle commedie, seppur efficaci, forse tutte uguali?

 

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