Il giovane Harry Potter è un ragazzino costretto dagli zii a
vivere nel sottoscala di casa. Questo fino al compimento del suo
undicesimo anno di età, ovvero quando gli viene rivelata, da un
gigante, la sua vera natura: Harry è un mago ed è stato ammesso alla
scuola per giovani maghi di Hogwarts; i suoi genitori furono uccisi
dal cattivissimo e innominabile mago che sta per far ritorno nel
fantastico mondo.
Insieme a Il signore degli anelli, Harry Potter e la pietra
filosofale è il film più atteso dell’anno. Negli Stati Uniti
ha battuto ogni record di incasso e anche il primo fine settimana in
Italia ha già stabilito il record del maggior incasso di tutti i
tempi nel primo fine settimana di programmazione. Gli incassi, però,
non sono tutto; il film piace, è avvincente, coinvolgente, genuino e
naturale, ma soprattutto ha quel tocco "british" che
normalmente il cinema americano dimentica in favore di una gratuita
spettacolarità.
Anche in Harry Potter è presente una certa fatiscenza, ma
è comunque funzionale alla storia. Gli effetti speciali non sono mai
esagerati e hanno una loro musicalità. La regia di Chris Columbus,
esperto regista di bambini (Mamma ho perso l’aereo), più che
un ottimo autore, è un bravo sceneggiatore di storie che non dirige (I
Goonies) ed è un grande regista esecutore, come non se ne
vedevano da decenni. Columbus mette così in scena un’opera degna di
nota che vuole andare a mettere un freno a quella smaccata fatiscenza
hollywoodiana, dimostrando che è così possibile coniugare, imitare,
e rendere più "vera" una certa cinematografia di genere.
Certamente il successo lo si deve prima di tutto alla storia. L’autrice
del libro J.K.Rowlings è rimasta nella produzione fin dall’inizio:
ha contribuito alla stesura della sceneggiatura, ha seguito le riprese
e il montaggio. La sua presenza è stata davvero forte; lei ha scritto
quattro libri e ne ha in cantiere altri tre. Lo spirito del libro è
stato molto rispettato nel film, questo è un vero successo per l’autrice.
Ma il cinema non è un libro scritto. Ci sono regole che vanno rotte,
storie che vanno cambiate per funzionare appieno sullo schermo. Se un
appunto, a livello cinematografico, a questo film va fatto è proprio
quello di aver voluto trasporre troppo fedelmente la parola scritta. L’esempio
perfetto di unione tra cinema e scrittura, fu dieci anni fa, Il
silenzio degli innocenti. L’unico difetto che si può trovare in
Harry Potter è forse quello di peccare di troppa atmosfera
letteraria.