LE RECENSIONI
a cura di Manuel Sgarella

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Harry Potter e la pietra filosofale

Titolo originale: Harry Potter and the sorcerer’s stone
Regia: Chris Columbus
Interpreti: Daniel Radcliffe; Rupert Grint; Emma Watson; Maggie Smith; Alan Rickman; Ian Hart
Sceneggiatura: Steve Kloves
Fotografia: John Seale
Musica:
John Williams
Produzione:
USA, 2001
Durata:
143’

Il giovane Harry Potter è un ragazzino costretto dagli zii a vivere nel sottoscala di casa. Questo fino al compimento del suo undicesimo anno di età, ovvero quando gli viene rivelata, da un gigante, la sua vera natura: Harry è un mago ed è stato ammesso alla scuola per giovani maghi di Hogwarts; i suoi genitori furono uccisi dal cattivissimo e innominabile mago che sta per far ritorno nel fantastico mondo.

Insieme a Il signore degli anelli, Harry Potter e la pietra filosofale è il film più atteso dell’anno. Negli Stati Uniti ha battuto ogni record di incasso e anche il primo fine settimana in Italia ha già stabilito il record del maggior incasso di tutti i tempi nel primo fine settimana di programmazione. Gli incassi, però, non sono tutto; il film piace, è avvincente, coinvolgente, genuino e naturale, ma soprattutto ha quel tocco "british" che normalmente il cinema americano dimentica in favore di una gratuita spettacolarità.

Anche in Harry Potter è presente una certa fatiscenza, ma è comunque funzionale alla storia. Gli effetti speciali non sono mai esagerati e hanno una loro musicalità. La regia di Chris Columbus, esperto regista di bambini (Mamma ho perso l’aereo), più che un ottimo autore, è un bravo sceneggiatore di storie che non dirige (I Goonies) ed è un grande regista esecutore, come non se ne vedevano da decenni. Columbus mette così in scena un’opera degna di nota che vuole andare a mettere un freno a quella smaccata fatiscenza hollywoodiana, dimostrando che è così possibile coniugare, imitare, e rendere più "vera" una certa cinematografia di genere.

Certamente il successo lo si deve prima di tutto alla storia. L’autrice del libro J.K.Rowlings è rimasta nella produzione fin dall’inizio: ha contribuito alla stesura della sceneggiatura, ha seguito le riprese e il montaggio. La sua presenza è stata davvero forte; lei ha scritto quattro libri e ne ha in cantiere altri tre. Lo spirito del libro è stato molto rispettato nel film, questo è un vero successo per l’autrice. Ma il cinema non è un libro scritto. Ci sono regole che vanno rotte, storie che vanno cambiate per funzionare appieno sullo schermo. Se un appunto, a livello cinematografico, a questo film va fatto è proprio quello di aver voluto trasporre troppo fedelmente la parola scritta. L’esempio perfetto di unione tra cinema e scrittura, fu dieci anni fa, Il silenzio degli innocenti. L’unico difetto che si può trovare in Harry Potter è forse quello di peccare di troppa atmosfera letteraria.

 

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