Hannibal Lecter vive a Firenze da dieci anni: non ha più mangiato
nessuno, ma il poliziotto italiano che aveva catturato il mostro di
Firenze, lo riconosce e decide di venderlo per incassare la
ricompensa. La notizia arriva allFBI e intrighi vari fanno in modo
di usare Clarice Starling, colei per cui il dottor Lecter ha un
debole, come esca.
Nellimmaginario collettivo di fine millennio, il Dottor Hannibal
Lecter, detto The Cannibal, è stato il nuovo lupo cattivo che per un
intero decennio ha terrorizzato gli incubi di tutto il mondo. Merito
de Il silenzio degli innocenti Jonathan Demme, di cui questo
Hannibal tenta di esserne un degno seguito. Ma nonostante la regia di
Ridley Scott (Blade Runner, Il Gladiatore), questo seguito non
riesce a ripeterne limpatto visivo-emozionale: sembra che gli
autori (due navigati e sprecati sceneggiatori quali sono David Mamet e
Steve Zaillian) puntino invece sulleffetto che la figura del
dottore produce nello spettatore: mancano i dialoghi agghiaccianti,
manca latmosfera claustrofobica, mancano i personaggi. Lo stesso
dottore sembra vivere solo su quello che è vivo nellimmaginario
dello spettatore con Il silenzio degli innocenti: nulla questo
film aggiunge al suo personaggio, nulla viene aggiunto al rapporto tra
il cacciatore e la preda, tra il maestro e lallieva; lambiguità
nella loro relazione sembra essere lasciata al caso.
Il film punta molto sulla potenza delle immagini, ma poco si
combina con la storia, la sceneggiatura sembra più un pretesto per
riportare in vita due personaggi storici. Hannibal sfrutta
molto bene i cocci lasciati dal film di Jonathan Demme dieci anni fa,
ma le cassette registrate non sono abbastanza per poter creare latmosfera
dellinvisibile vetro trasparente che separava i due protagonisti:
non basta una cena di cervello fritto a lume di candela per creare il
rapporto tra Clarice e Hannibal. Il paragone è purtroppo inevitabile:
lo stesso Hopkins sembra vivere sulla caricatura di se stesso.
Molto suggestiva la regia di Scott, aiutato dallottimo montaggio
del premio Oscar Pietro Scalia, danno al film quel leggero tocco di
autore che serve a distinguere la pellicola da una banale operazione
commerciale (quale comunque è), ma tutto ciò non è abbastanza per
poter salvare Hannibal.