LE RECENSIONI
a cura di Manuel Sgarella

SITO UFFICIALE
SITO ITALIANO

bianco2.gif (812 byte)

Hannibal

Titolo originale: Hannibal
Regia: Ridley Scott
Interpreti: Anthony Hopkins; Julianne Moore; Frankie Faison; Francesca Neri; Giancarlo Giannini; Enrico Lo Verso; Ray Liotta
Sceneggiatura: David Mamet; Steve Zaillian
Fotografia: John Mathieson
Musica: Hans Zimmer
Produzione: USA, 2000
Durata:
128’

Hannibal Lecter vive a Firenze da dieci anni: non ha più mangiato nessuno, ma il poliziotto italiano che aveva catturato il mostro di Firenze, lo riconosce e decide di venderlo per incassare la ricompensa. La notizia arriva all’FBI e intrighi vari fanno in modo di usare Clarice Starling, colei per cui il dottor Lecter ha un debole, come esca.

Nell’immaginario collettivo di fine millennio, il Dottor Hannibal Lecter, detto The Cannibal, è stato il nuovo lupo cattivo che per un intero decennio ha terrorizzato gli incubi di tutto il mondo. Merito de Il silenzio degli innocenti Jonathan Demme, di cui questo Hannibal tenta di esserne un degno seguito. Ma nonostante la regia di Ridley Scott (Blade Runner, Il Gladiatore), questo seguito non riesce a ripeterne l’impatto visivo-emozionale: sembra che gli autori (due navigati e sprecati sceneggiatori quali sono David Mamet e Steve Zaillian) puntino invece sull’effetto che la figura del dottore produce nello spettatore: mancano i dialoghi agghiaccianti, manca l’atmosfera claustrofobica, mancano i personaggi. Lo stesso dottore sembra vivere solo su quello che è vivo nell’immaginario dello spettatore con Il silenzio degli innocenti: nulla questo film aggiunge al suo personaggio, nulla viene aggiunto al rapporto tra il cacciatore e la preda, tra il maestro e l’allieva; l’ambiguità nella loro relazione sembra essere lasciata al caso.

Il film punta molto sulla potenza delle immagini, ma poco si combina con la storia, la sceneggiatura sembra più un pretesto per riportare in vita due personaggi storici. Hannibal sfrutta molto bene i cocci lasciati dal film di Jonathan Demme dieci anni fa, ma le cassette registrate non sono abbastanza per poter creare l’atmosfera dell’invisibile vetro trasparente che separava i due protagonisti: non basta una cena di cervello fritto a lume di candela per creare il rapporto tra Clarice e Hannibal. Il paragone è purtroppo inevitabile: lo stesso Hopkins sembra vivere sulla caricatura di se stesso.

Molto suggestiva la regia di Scott, aiutato dall’ottimo montaggio del premio Oscar Pietro Scalia, danno al film quel leggero tocco di autore che serve a distinguere la pellicola da una banale operazione commerciale (quale comunque è), ma tutto ciò non è abbastanza per poter salvare Hannibal.

 

bianco1.gif (833 byte) bianco2.gif (812 byte) bianco3.gif (854 byte)