Gioco damore non è solo inteso come una love
story: è anche una dichiarazione damore al gioco del Baseball. "Billy non
sta giocando contro i giocatori in campo, sembra quasi stia giocando la sua partita contro
la fine", dice lo speaker televisivo commentando la partita, ma non dice contro la
fine di che cosa. Della partita? Della carriera? Di un amore? Di una vita spesa a lanciare
quella palla?
Billy gioca la sua ultima partita, ma non è più solo un gioco, è la summa della sua
vita, giocata anchessa esattamente come una partita di baseball. Ed è proprio qui
che il film crolla. Tipica commedia sentimentale sullo stile di Cè posta per te,
Gioco damore, in alcune seppur originali sottigliezze di analogia della
vita-baseball, risulta difficilmente comprensibile per un pubblico che non conosce le
regole del gioco più amato negli States, relegando così il film sul piano della tipica
storiellina sentimentale.
Non è la prima volta che il regista Sam Raimi, con un passato dautore di film
horror diventati dei classici tra i quali La Casa 1 e La Casa 2, si addentra
in generi per lui nuovi lasciando una sua impronta: suo il Western con Sharon Stone Pronti
a morire. Ma qui sembra che, oltre a non lasciare del suo, anche come tematica abbia
subito un brusco abbassamento di tono, andando a scegliere di realizzare un film classico
e prettamente di genere che non offre nulla di nuovo, come, invece, aveva fatto la scorsa
stagione con un film-capolavoro quale è stato I Soldi Sporchi.
Non è la prima volta invece che Kevin Costner interpreta un film sul baseball: è già
la terza volta. E lapice lo aveva raggiunto con il bel Luomo dei sogni,
film per sognatori pre Balla coi Lupi che lo aveva portato alla ribalta negli Stati
Uniti nel 1989. Costner Sembra comunque essersi ormai fossilizzato nelle parti
delleroe duro solitario dal cuore doro, e questo film ne è nettamente la
conferma.