In un pollaio dove sta per scoppiare una certa rivoluzione data dall’arrivo
di una macchina che fabbrica pasticci di pollo, le galline che vi
abitano decidono di fuggire. Come? Naturalmente grazie all’aiuto del
gallo volante caduto dal cielo, momentaneamente infortunatosi nel brusco
atterraggio: insegnare a delle grasse galline a volare non sarà facile,
ma la voglia di libertà è ancor meno facile da reprimere.
I pluripremiati Nick Park e Peter Lord realizzano un film d’animazione
che riesce ad andare oltre la semplice classificazione del tipico film
per bambini: nel pieno filone di pellicole come Toy Story della
Disney, diversi piani di lettura si affacciano su questo simpatico film
che non delude le aspettative né dei ragazzi, né degli adulti e
nemmeno dei cinefili più accaniti. Prodotto dalla Dreamworks di Steven
Spielberg, ormai diventata una vera e propria Major, Galline in
fuga ha quella particolarità di genio nella creazione e nell’inventiva
che solo due pazzi inglesi come Park e Lord sarebbero riusciti a creare:
già vincitori dell’Oscar per i cortometraggi di Wallace e
Gromit, i due hanno realizzato con la stessa tecnica della
plastilina e dello stop-motion questo film dichiaratamente ispirato
nella trama a La grande fuga con Steve McQueen.
Il risultato è una pellicola che vive di un mondo proprio, dove le
invenzioni visive ben si associano a una certa tipicità della
narrazione: la costruzione di un mondo attraverso oggetti che
normalmente si pensa abbiano una sola e unica funzione, fa ben presagire
nella perenne vita della fantasia: nulla può essere tolto all’inventiva
se questa viene mantenuta viva grazie anche a film come Galline in
Fuga. Questo per quanto riguarda l’originalità della
realizzazione: i due registi britannici non hanno fatto altro che
coniugare una certa capacità di pensare totalmente inglese a un modello
di realizzazione americano, sfruttando a pieno regime le potenzialità
della enorme Dreamworks (la lavorazione del film è durata oltre due
anni).
Per quanto riguarda invece il contenuto, la capacità di emozionare,
impaurire e far ridere grandi e piccoli, non è semplice: bello smacco
per la Disney, la quale dopo Il re leone, soltanto l’originale
Toy Story era stato capace di tanto.