LE RECENSIONI
a cura di Manuel Sgarella

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Erin Brockovich - Forte come la verità

Titolo originale: Erin Brockovich
Regia: Steven Soderbergh
Interpreti: Julia Roberts; Albert Finney; Aaron Eckhart; Peter Coyote
Sceneggiatura: Susannah Grant
Durata: 130’

Sposata e divorziata due volte, tre figli da mantenere, senza un lavoro e costantemente in lotta con tutti per la sua necessità di non adeguarsi, riuscendo così a mantenere degli ideali; decisa, determinata, contro tutte le ingiustizie, Erin Brockovich sarà anche una storia vera, ma tutto questo è troppo! Troppo per bene, troppo senza macchia, troppo poco sfaccettata e idealista la storia di questa donna che, grazie alla sua determinazione, ha convinto un piccolo avvocato di Los Angeles a fare causa ad una grossa compagnia elettrica americana, riuscendo a far avere un giusto risarcimento alle 634 persone che sono state colpite da tumori per l’inquinamento idrico provocato dall’azienda.

Ma quella che doveva essere una storia proletaria di una persona qualsiasi e di provincia, è troppo repressa dalla presenza della star Julia Roberts, interprete quest’anno anche di altre due commedie, Notthing Hill e Se Scappi ti Sposo, genere a lei decisamente più congeniale. La Roberts, per via anche della sua ingombrante personalità, schiaccia il personaggio non riuscendo sfaccettarlo, a renderlo reale, e così non riesce a far dimenticare che si sta guardando un film.

L’abbigliamento che la protagonista con tanto accanimento difende nel film, simbolo della sua crociata contro la gente che si fida solo delle apparenze, contro l’intolleranza e contro i clichè, nelle sue mani e del regista diventa e resta proprio un clichè, facendo cadere il personaggio di Erin: non ha una macchia, non fa un errore, non ha dei ripensamenti, dei dubbi o delle semplici crisi... stereotipi che si creano soltanto per le storie fantastiche.

Il regista Steven Soderbergh aveva dato in passato delle buone prove d’autore indipendente sia con il premiato Sesso, Bugie e Videotape che lo scorso anno con il noir Out of Sight, ma qui cede il suo stile al manierismo hollywoodiano, non volendo dare spessore un po’ a tutti i personaggi come invece aveva dimostrato di saper fare; preferisce costruire un film che sì ha dei bei dialoghi che creano un paio di situazioni molto divertenti, ma che purtroppo non va oltre la semplice narrazione dei fatti giornalistici da prima pagina di quotidiano. Cosa che invece non ha fatto The Insider, altro film che tratta un fatto da prima pagina parafrasando "Davide contro Golia", ma lo fa analizzando l’uomo e i suoi dubbi, non solo il fatto di cronaca.

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