Era
mio padre
Titolo
originale: Road to perdition
Regia: Sam Mendes
Interpreti: Tom Hanks ;
Paul Newman ; Jude Law; Daniel Craigg; Jennifer Jason Leight
Fotografia: Conrad L. Hall
Sceneggiatura: David Self
Musica: Thomas Newman
Produzione: Usa, 2002
Durata: 119’ |
"In
questa stanza non c’è nessuno che merita il paradiso". È la
sentenza del capo-gangster Paul Newman/John Rooney di fronte alla
richiesta di giustizia del pupillo Tom Hanks/Mike Sullivan. Infatti
Sullivan non ha potuto fermare il massacro della moglie e del figlio
più piccolo compiuta dal vero figlio di Rooney, colui che un giorno
dovrà ereditare tutto l’impero della criminalità organizzata messa
in piedi dal padre. Da qui inizia la spietata caccia all’uomo che
costringe il killer Mike Sullivan a diventare l’angelo della morte
dei cattivi.
L’unica anima innocente è il figlio più grande di Sullivan: è lui
a scoprire il vero lavoro del padre (il killer per la malavita) e
quindi a provocare il massacro della madre e del fratellino. È questo
bambino a non "sporcare" la propria vita grazie anche a una
fuga/inseguimento che non può far altro che rafforzare il rapporto
con un padre indurito dalla vita. Padre che non vuole il figlio
diventi come lui.
Il regista di American Beauty, Sam Mandes, ha aspettato ben
cinque anni prima di realizzare un film che non deludesse, visto il
successo ottenuto con il primo. Immancabili anche qui i paragoni:
mentre American Beauty ha cercato di scavare/copiare con uno
stile hollywoodiano i film indipendenti degli ultimi dieci anni
cercando anche di rompere (molto furbescamente e solo apparentemente)
delle regole, Era mio padre rientra nella classica produzione
americana confezionata a pennello per viaggiare dritta dritta verso l’Oscar.
Road to perdition (questo il titolo originale, anche se forse
quello italiano per una volta tanto è migliore) ha tutto quel che
serve per essere un grande film: bellissima fotografia, grandi
interpreti, una buona storia (basata su un fumetto degli anni ’30),
ma soprattutto la giusta lentezza e poesia che Hollywood ogni tanto
riscopre.
Insomma, un’opera seconda che, per una volta, non delude le
aspettative. Il rapporto padre/figlio e onore/amore viene ben
strutturato in un crescendo di sentimenti che ha comunque la forza,
nella rappresentazione, di essere spietato quanto la vendetta di Mike
Sullivan, killer che fin dall’inizio conosce il proprio destino. Se
dalla pioggia si corre verso il sole, la purificazione può
permettersi di passare dalla vendetta senza conseguenze? La risposta
al film.
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