LE RECENSIONI
a cura di Manuel Sgarella

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Chicago

Titolo originale: Chicago
Regia: Rob Marshall
Interpreti: Richard Gere; Catherine Zeta-Jones; Renee Zellweger; Hohn C.Reilly; Lucy Liu
Sceneggiatura: Bill Condon
Fotografia: Dion Beebe
Musica: Danny Elfman
Produzione:
USA, 2002
Durata: 113’

Anni '20. Roxie Hart vuole diventare una star dello spettacolo esattamente come Velma, poi finita in carcere dopo aver ucciso la sorella e il marito sorpresi a letto insieme. Roxie non ha molto talento e per arrivare dove vuole crede a un ciarlatano che le promette un provino con un grosso produttore. Scoperto l’inganno la ragazza lo uccide e finisce in prigione, dove, grazie all’avvocato Flynn diventa una star, portando via la prima pagina dei giornali a Velma. Ma essere ricordata dalla gente è molto difficile...
Che Moulin Rouge di Buz Luhrmann avesse ridato vita al genere del Musical, morto da circa 30 anni, non c’erano dubbi. Quello che sorprende è che, in questa maniera, è stata letteralmente data vita a un nuovo modo di intendere il genere.

È vero, la storia di Chicago è vecchia ed è già stata portata sullo schermo da molti registi. È pur vero che nel ’75 il genio musicale di Bob Fosse lo portò a Broadway con un successo durato anni. Questo nuovo Chicago non solo è basato sulle musiche e le coreografie dello spettacolo teatrale di Bob Fosse, ma reinterpreta, nel linguaggio filmico, quello che prepotentemente aveva fatto Moulin Rouge: montaggio serrato (ma non manierista), recitazione ad alti livelli, parecchia autoirionia e, soprattutto, coreografie che lasciano senza fiato.

Ma, mentre il film con Nicole Kidman di due anni fa poteva essere definito un tipico prodotto post-moderno con un assemblaggio di musiche di tutti i tempi, Chicago sfrutta le musiche jazz degli anni ’20 composte appositamente per lo spettacolo teatrale, rimodellandole alle sonorità moderne. Insomma, gioco forza del film non sono le interpretazioni, ma le musiche e la capacità del regista esordiente Rob Marshall di mettere insieme un prodotto molto furbo stilisticamente, ma che certo non può lasciare indifferenti per la fascinazione della messa in scena.

Sulla trama niente che dire. L’argomento anche se vecchio e risaputo e non più pungente come un tempo, è capace di colpire nel segno (bellissima la rappresentazione dell’avvocato che manovra come marionette i giornalisti) e di fare autocritica sul concetto tutto americano che “non sei nessuno se non compari in tv”. Niente tv, ma la potenza dei media, da Quarto potere in poi, è una delle maggiori realtà con cui bisogna prima o poi fare i conti.

Il film è candidato a 13 premi oscar e l’unico a non essere stato nominato è Richard Gere. Certo l’attore esegue un tip tap strepitoso (uno dei punti migliori del film), ma arrivare a dire che si sarebbe dovuto nominare è francamente dura. Meritatissima invece la candidatura per Renee Zellweger l’attrice già protagonista di Bridget Jones e capace di un grande trasformismo fisico.

 

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