Amore
a prima svista
Titolo
originale: Shallow Hal
Regia: Peter e Bobby Farrelly
Interpreti: Gwyneth Paltrow; Jack Black; Jason Alexander; Joe
Viterelli; Susan Word
Sceneggiatura: Sean Moynihan; Peter e Bobby Farrelly
Fotografia: Russell Carpenter
Musica: Ivy; Sheryl Crow
Produzione: Usa, 2001
Durata: 113’ |
Cosa succederebbe a un superficiale ragazzo se, in seguito a una
specie di ipnosi, potesse vedere la bellezza interiore delle persone a
scapito di quella esteriore? È quello che accade ad Hal, normale
trentenne americano che frequenta solo donne belle senza proccuparsi
minimamente del loro cervello.
L’incipit della nuova pellicola dei fratelly Farrelly è
accattivante, il fatto che la regia e la sceneggiatura siano firmate
anch’esse dai due fratelli è un’altra garanzia. Eppure Amore
a prima svista è difficilmente collocabile nella loro normale
graffiante filmografia. È vero che si tratta di un film molto
"cattivo" nei confronti di quello che è la superficialità,
ma il tema non viene sfruttato a fondo se non nei normali canoni che
loro stessi criticano con l’opera.
Un esempio concreto è il fatto che la bellezza interiore viene
esternata con gli stessi canoni di quello che normalmente viene
definito "bello" dalla società. Questo porta in un certo
senso a voler nascondere quello che non si accetta. I due fratelli,
autori del cattivissimo Tutti pazzi per Mary, sfruttano
bene le potenzialità delle storia, ma non fino in fondo. Insomma,
secondo il film, le ragazze brutte sono tutte belle, mentre le belle
ragazze rimangono belle. Se il protagonista vede con l’aspetto
fisico quello che realmente le altre persone sono "dentro",
perché vedere belle soltanto le ragazze brutte? Nel film questo può
essere considerato un paradosso; paradosso che, se evitato, avrebbe
forse giovato a qualche trovata umoristica in più e che non avrebbe
fatto abbandonare la pellicola a un eccessivo buonismo.
Quello che inoltre può infastidire a
una visione di Amore a prima svista è il pregio della
pellicola. Immancabilmente al cinema si ride ed anche spesso; a
infastidire molti spettatori non è tanto come viene trattato l’argomento
dell’obesità (in maniera schietta come fanno tutti quando in
compagnia non è presente nessun "grassone"), ma quanto le
risate spensierate che accompagnano la visione. Il pregio dei fratelli
Farrelly non è solo quello di far ridere, ma di farci ridere
inconsapevolmente di noi stessi; i due registi non prendono in giro
gli obesi, ma come noi li vediamo ridicolizzando all’ennesima
potenza la superficialità di chi giudica
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