LE RECENSIONI
a cura di Manuel Sgarella

Sito ufficiale

bianco2.gif (812 byte)

Amore a prima svista

Titolo originale: Shallow Hal
Regia: Peter e Bobby Farrelly
Interpreti: Gwyneth Paltrow; Jack Black; Jason Alexander; Joe Viterelli; Susan Word

Sceneggiatura: Sean Moynihan; Peter e Bobby Farrelly
Fotografia: Russell Carpenter
Musica: Ivy; Sheryl Crow
Produzione:
Usa, 2001
Durata: 113’

Cosa succederebbe a un superficiale ragazzo se, in seguito a una specie di ipnosi, potesse vedere la bellezza interiore delle persone a scapito di quella esteriore? È quello che accade ad Hal, normale trentenne americano che frequenta solo donne belle senza proccuparsi minimamente del loro cervello.

L’incipit della nuova pellicola dei fratelly Farrelly è accattivante, il fatto che la regia e la sceneggiatura siano firmate anch’esse dai due fratelli è un’altra garanzia. Eppure Amore a prima svista è difficilmente collocabile nella loro normale graffiante filmografia. È vero che si tratta di un film molto "cattivo" nei confronti di quello che è la superficialità, ma il tema non viene sfruttato a fondo se non nei normali canoni che loro stessi criticano con l’opera.

Un esempio concreto è il fatto che la bellezza interiore viene esternata con gli stessi canoni di quello che normalmente viene definito "bello" dalla società. Questo porta in un certo senso a voler nascondere quello che non si accetta. I due fratelli, autori del cattivissimo Tutti pazzi per Mary, sfruttano bene le potenzialità delle storia, ma non fino in fondo. Insomma, secondo il film, le ragazze brutte sono tutte belle, mentre le belle ragazze rimangono belle. Se il protagonista vede con l’aspetto fisico quello che realmente le altre persone sono "dentro", perché vedere belle soltanto le ragazze brutte? Nel film questo può essere considerato un paradosso; paradosso che, se evitato, avrebbe forse giovato a qualche trovata umoristica in più e che non avrebbe fatto abbandonare la pellicola a un eccessivo buonismo.

Quello che inoltre può infastidire a una visione di Amore a prima svista è il pregio della pellicola. Immancabilmente al cinema si ride ed anche spesso; a infastidire molti spettatori non è tanto come viene trattato l’argomento dell’obesità (in maniera schietta come fanno tutti quando in compagnia non è presente nessun "grassone"), ma quanto le risate spensierate che accompagnano la visione. Il pregio dei fratelli Farrelly non è solo quello di far ridere, ma di farci ridere inconsapevolmente di noi stessi; i due registi non prendono in giro gli obesi, ma come noi li vediamo ridicolizzando all’ennesima potenza la superficialità di chi giudica

 

bianco1.gif (833 byte) bianco2.gif (812 byte) bianco3.gif (854 byte)