Uno yuppie americano in pieno anni ’80: vicepresidente di una
grande azienda, come tanti altri; con un proprio ufficio, come tanti
altri; con una ragazza che si vuole sposare, come tanti altri.
Qualcosa, a un certo punto, comincia a non essere più di suo gusto:
tutto diventa irritante e irritabile: dal miglior biglietto da visita
all’amico che sbaglia il nome quando ti chiama... tutto ciò non
può far altro che portare alla violenza pura.
I nomi e la perdita di identità, sembrano proprio essere l’incidente
scatenante che genera la furia omicida ben celata dietro la facciata
delle maschera di bellezza e degli shampoo alle erbe rivitalizzanti.
La semplicità dimenticata di American beauty portata all’eccesso
senza però avere la stessa capacità di osare in ugual misura:
violenza, narcisismo maschilista, consumismo, conformismo, paiono
voler essere i motori principali che scatenano la furia, ma tutto
viene trattato con troppa leggerezza: molto sembra essere già visto,
molti al cinema hanno già affrontato lo stesso tema ed anche in
maniera migliore (non in senso di film horror, ma con una efficacia
davvero prorompente, uno su tutti è stato il cattivissimo Nella
società degli uomini).
Tratto dall’omonimo romanzo di Bret Easton Ellis (lo stesso
autore di culto del libro Meno di Zero), American Psycho
non riesce a rendere la stessa analisi approfondita che da il libro
della società americana degli yuppie di fine anni ’80: la cena al
ristorante più in della città, la gara al miglior biglietto da
visita, o i piccoli e poco taglienti dialoghi, altro non sono che una
minima parte di quello che sarebbero potute essere le potenzialità
della pellicola.
L’attore Christian Bale incarna perfettamente, in un’espressione
indecifrabile, l’apatia dell’eterna maschera che nulla cela;
perfetta la sua resa nel ruolo (Leonardo di Caprio, che all’inizio
avrebbe dovuto interpretare il ruolo, mai sarebbe riuscito a farlo in
tal misura). La regista Mary Harron mette un po’ troppo della sua
femminilità, esagerando forse quei tratti caratteristici dell’uomo
che tanto danno fastidio alle donne (come il sicuro orgoglio
maschile): non che ciò sia un male, ma questo ha portato
inevitabilmente a perdere per strada situazioni e momenti che
maggiormente avrebbero reso la critica alla società consumistica
americana.
Non un brutto film, ma American Psycho rischia di non lasciar nulla
allo spettatore che non sia semplicemente, come dichiarano apertamente
i titoli di testa, solo sangue.