LE RECENSIONI
a cura di Manuel Sgarella

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Alì

Titolo originale: Alì
Regia: Michael Mann
Interpreti: Will Smith: Jamie Fox; John Voight; Mario Van Plebess; Ron Silver
Sceneggiatura: Michael Mann; Stephen j. Rivele; Eric Roth; Christopher Wilkinson
Fotografia: Emmanuel Lubezki
Musica:
Peter Bourke; Lisa Gerrard
Produzione:
Usa, 2001
Durata: 158’

Dieci anni della vita di Cassius Clay. Anni che vanno dalla prima conquista del titolo mondiale dei pesi massimi, passando per il rifiuto di andare a combattere in Vietman e il conseguente ritiro del titolo, fino ad arrivare alla riconquista del titolo nello storico incontro contro George Foreman a Kinshasa nel ’74.

Questo e molti di più nel bellissimo film di Michael Mann. Non si tratta semplicemente di una cinebiografia, e nemmeno della rappresentazione di un mito, si tratta di dieci anni di vita di un uomo. Un uomo fatto della propria arroganza fin dall’inizio della propria carriera, un uomo con degli ideali e con delle paure (seppur celate) che non ne fanno semplicemente un eroe per un film, ma un uomo nel senso più archetipo del termine. Cassius Clay per l’America è ormai una leggenda vivente, ma lui stesso afferma che la sua vita non deve essere ridotta a all’immagine tremante dell’accensione della fiamma olimpica di Atlanta ’96.

Già il documentario Quando eravamo re, che tra l’altro vinse l’Oscar, riuscì appieno nell’intento di portare alla conoscenza del mondo di oggi l’impresa sociale che fu in grado di compiere Muhammad Alì, pugile amico di Malcom X che rifiutò di essere arruolato nell’esercito per "andare a uccidere i vietcong". Atto per cui gli fu ritirato il titolo di campione del mondo.

In Alì si ricostruisce appieno non solo il mach con Foreman del ’74, ma viene illustrato un periodo cruciale della storia come la lotta al razzismo, il tutto attraverso i combattimenti del ’64 che portano il campione a conquistare il titolo mondiale, fino ad approfondire il rapporto con gli amici e con le donne. Molto bella l’idea di far vedere l’uomo e le sue debolezze: l’amore per le donne che contrasta sia con la sua ideologia sia con la religione; il rifiuto della guerra viene anche letto come paura della morte, e non solo come motivo ideologico; l’amicizia con Malcom X, da Cassius rifiutato perché Malcom era stato rinnegato dalla religione islamica (cosa che accadrà anche allo stesso Muhammad Alì quando cadrà in disgrazia). E poi il legame con i suoi subalmterni, l’amicizia con il mistico Bundini.

Alì è un film costruito su tanti tasselli, quegli stessi tasselli che compongono la vita di ogni uomo. Una pellicola dai tempi anomali, lenti e coinvolgenti allo stesso tempo, capaci di far dimenticare allo spettatore le oltre due ore e mezzo di visione. Bellissime le scene sul ring (rese appieno da un grande Will Smith): puro cinema che fa capire quanto siano inutili film costruiti solo sul montaggio adrenalinico. Un capolavoro che fa del regista Michael Mann uno dei pochissimi autori dell’attuale produzione americana.

 

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