LE RECENSIONI
a cura di Manuel Sgarella

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A.I. – Intelligenza artificiale

Titolo originale: A.I. – Artificial Intelligence
Regia: Steven Spielberg
Interpreti:
Haley Jay Osment; Jude Law; Frances O’Connor; William Hurt; Chris Rock, B.Kingsley (narratore), M.Streep, R.Williams
Sceneggiatura: Steven Spielberg

Fotografia: Janusz Kaminski
Musica: John Williams
Produzione:
USA, 2001
Durata: 146’

In un futuro probabilmente non molto lontano, i "mecca" sono chiamati a sostituire gli umani nei vari lavori per portare avanti la società: costano meno. Le famiglie per procreare hanno bisogno di un permesso, così un normale papà e mamma ibernano il proprio figlio naturale in attesa di una medicina che curi la sua malattia, e accettano in casa David, un bambino Robot capace di provare sentimenti. Con il ritorno del vero figlio abbandoneranno quello artificiale e David sarà così costretto a partire alla ricerca delle sue origini.

Film nato nel mito, cresciuto nella leggenda, e approdato nelle sale per deludere: l’attesa per questa commistione Spielberg-Kubrick è stata talmente elevata che non si sarebbe potuto gridare al capolavoro all’unanimità: "Kubrick avrebbe fatto meglio; Kubrick non si sarebbe permesso", e così via: inutile polemizzare su quello che sarebbe stata una pellicola. Soggetto del genio di Stanley Kubrick, progetto portato avanti per anni, lo ha proseguito Steven Spielberg cercando di rispettare il più possibile quello che era l’anima del regista simbolo di un secolo.

Il risultato: non poteva decisamente essere un altro film di Kubrick. Spielberg ha logicamente messo del suo: un po’ (tanto) di E.T., molto di incontri ravvicinati, il senso della fiaba di Hook. Tutto ciò su quello che era l’involontario filosofeggiare delle opere di Kubrick. Se il film sia un capolavoro o meno è messo molto in discussione; resta il fatto che due menti si sono unite e, insieme, hanno creato un’opera che è decisamente riuscita a far discutere non solo per la sua estetica non ben definita, ma soprattutto per il suo provocante e disturbante contenuto.

Artificial Intelligence è diviso in tre nette parti che purtroppo vanno lentamente verso quel senso di prevedibilità che stona con il resto del film. Se la prima parte di David a casa è pressochè perfetta in tutto, la seconda la segue a ruota con quel baraccone che è la "fiera dei mecca"; purtroppo la terza parte perde in quello che normalmente chiamiamo "già visto". La prevedibilità subentra alla fascinazione, e la delusione quasi uccide il messaggio di inquietudine che comunque il film lascia trapelare nel suo apparente lieto fine.

Il giovane Haly Jay Osment si conferma essere un grande attore, capace di interpretare un David sia con emozioni che senza: una prima parte suggestiva che vive in perfetta simbiosi di regia e recitazione fa del giovane una vera speranza del cinema: speriamo che la crescita non monti la testa del piccolo o che il sistema hollywoodiano non lo annulli come ha già fatto con tante altre baby-star.

 

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