LE RECENSIONI
a cura di Manuel Sgarella

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Accordi e disaccordi

Titolo originale: Sweet e Lowdown
Regia: Woody Allen
Interpreti: Sean Penn; Samantha Norton
Sceneggiatura: Woody Allen
Produzione: USA, 1999
Durata: 96’

La storia del chitarrista Emmet Ray, numero due del jazz anni trenta, vista da Woody Allen. Ray accetta di non essere il migliore, ed è in costante ammirazione e venerazione del numero uno: "uno zingaro francese". Infatti, ogni volta che lo vede sviene e quando ascolta la sua musica registrata piange. Ma Ray, nonostante la sua musica sia piena di passione, non è un tipo poetico ("a cosa pensi quando suoni?"; "che sono sottopagato"); il suo motto con le donne è amarle e lasciarle e tutte gli rimproverano che se tirasse fuori i sentimenti riuscirebbe a suonare meglio. L’unica che non glielo dice è Hattie, una ragazza muta che lo venera di un amore fanciullesco a che riesce a tirargli fuori un po’ di amore senza mai nominarlo.

Nonostante il protagonista non sia mai esistito, Woody Allen costruisce il personaggio di Ray esattamente come aveva fatto con Zelig, rendendolo assolutamente credibile e reale in un epoca (gli anni 20-30) in cui contava molto l’apparire. L’acido regista aggiunge così un’altra figura alla sua galleria storica di personaggi "vanesi ed egocentrici", creando un uomo con la forte paura di amare, ma non di quella paura caratteristica di quelle persone che vogliono soltanto attirare l’attenzione; la sua è una paura inconsapevole che sfocia in una musica divina creando così il genio inconsapevole.

Con questa commedia, Woody Allen sembra calare un po’ i toni dal solito radicato cinismo degli ultimi anni, in cui le sue battute taglienti facevano sì ridere, ma soprattutto facevano ridere di noi stessi. Con questo film sembra aver preso una piccola pausa dalla sua rabbia contro le persone finte e aver puntato più sui sentimenti, tornando forse alle ingenue atmosfere dei protagonisti de La rosa purpurea del Cairo.

Grande nel dirigere gli attori (quasi ogni anno nei suoi film gli attori si aggiudicano una nomination agli Oscar), il regista ha creato il fantastico personaggio della ragazza muta: quando lei è in scena il film viaggia letteralmente su un binario superiore. Interpretata da Samantha Morton, che per per questa prova ha pure sfiorato l’ambita statuetta la stagione scorsa, il suo personaggio si esprime con delle faccette e delle movenze infantili che sono una delizia di sentimenti in totale antitesi con quelli repressi del protagonista (di un pure bravo Sean Penn). Il contrasto è talmente forte che è impossibile non capire la ragazza nel suo amore fanciullesco. Lei da sola, insieme forse alle battute fulminanti, vale la pena della visione del film.

 

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