Il giovane John Nash arriva nell’università di Princeton per
compiere la specializzazione post lauream in matematica. Non frequenta
i corsi ed è ossessionato dall’unico obiettivo di trovare un’idea
davvero originale che lo distingua dagli altri e lo renda unico. L’elaborazione
della "teoria dell’equilibrio" sarà quella che, quarant’anni
dopo, gli farà vincere il premio Nobel dopo una vita marchiata dalla
lotta contro la schizofrenia.
Basato su una biografia del matematico John Nash, A Beatiful
Mind è stato sotto il tiro di parecchie polemiche in quanto
riporta nella storia certi lati del personaggio come la presunta
omosessualità vissuta a Princeton. Ebbene, dopo la visione della
pellicola in cui si racconta con poesia e trasporto la vita di un uomo
diviso tra la matematica e la schizofrenia, non si sente davvero il
bisogno di entrare ancora di più nell’intimità dell’uomo
soltanto per cercare polemica.
John Nash ha lottato contro la sua malattia grazie alla matematica
e alla moglie che gli è stata costantemente a fianco (nella realtà
sposata due volte). Il film ripercorre soprattutto questo filone: non
tanto l’elaborazione della teoria dell’equilibrio, quanto la
vittoria nei confronti della malattia, la consapevolezza di riuscire a
combatterla (e di riuscire a conviverci) grazie anche all’aiuto
della matematica. Una malattia comunque che, allo stesso tempo, è
stata all’origine del genio.
Il regista Ron Howard solitamente è molto zuccheroso e retorico
nei propri film (Cocoon, Willow, Apollo 13), ma
con A Beatiful Mind riesce a mettere da parte questa sua
caratteristica: viene abbandonata una certa regia di maniera e sicura,
puntando invece su qualcosa di personale che contraddistingue
nettamente la pellicola. Il risultato è si un film in certi punti
lacrimevole, ma non totalmente retorico come ci si potrebbe aspettare.
Non siamo di fronte alla solita storia dell’uomo che ha vinto un
premio Nobel o dell’uomo e la sua malattia, bensì siamo davanti
semplicemente a un uomo, alle sue debolezze e al suo genio.
Grande interpretazione di Russel
Crowe. Quando un attore riesce a far dimenticare allo spettatore
il proprio nome in favore del personaggio che interpreta, si è di
fronte a una vera prova di attore con la A maiuscola: è il caso di
John Nash. Un film teso, avvincente, non scontato o banale. A
Beautiful Mind otto nominations agli oscar e si è portato a casa ben
quattro statuette: miglior film, miglior regia, miglior attrice non
protagonista a Jenifer Conelly, miglior sceneggiatura non originale.