LE RECENSIONI
a cura di Manuel Sgarella

 

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28 giorni

Titolo originale: 28 Days
Regia: Betty Thomas
Interpreti: Sandra Bullock; Viggo Mottersen; Dominic West; Elizabeth Perkins; Steve Buscemi; Diane Ladd
Sceneggiatura: Susannah Grant
Fotografia: Declan Quinn
Produzione:
USA, 2000
Durata: 103’

Gwen è una scrittrice che si gode la via ridendo, ma l’unico modo che ha per ridersi è ubriacarsi fino all’impossibile e così non ricordarsi mai nulla una volta passata la sbronza. Questo fino a quando dopo essere entrata in una casa con una macchina, il giudice la condanna a 28 giorni in una clinica per disintossicarsi. Sarà soprattutto con l’aiuto delle altre persone (altri alcolisti e drogati) che Gwen troverà la forza per smettere di bere e iniziare una nuova vita.

Tipico film sugli alcolisti, che non racconta nulla di nuovo e che in molti punti è incerto se scegliere la strada della commedia o della tragedia. Quello che da più fastidio durante la visione è il fatto che il film non racconta nulla di nuovo e tutto viene raccontato secondo stereotipi: l’alcolista con la bottiglia sempre in mano, la drogata pallida, gli alcolisti che non ricordano nulla, il dottore che ha ucciso la sua paziente perché era ubriaco, etc. Nulla che sia originale e nuovo come invece lo fu negli anni ’50 il tragico Giorni perduti di Billy Wilder.

Durante il film viene presa come veicolo narrativo di rappresentazione una tipica soap opera americana: è come se il film diventasse questa soap e che quindi la realtà diventasse soap. Un po’ per ridere, un po’ per capacità di reazione dei protagonisti, l’associazione vita-soap (anche questa comunque idea già vecchia!) risulta anch’essa banale.

Uniche note positive del film, sono alcune situazioni piuttosto carine (la finta commedia finale, la scalata dei tronchi) e la presenza della Bullock che si dimostra sempre più la ragazza della porta accanto, che tutte le mamme d’America vorrebbero come fidanzata ideale dei propri figli. Lei con la sua presenza, anche se i suoi personaggi sono sempre tutti uguali fin dai tempi in cui conobbe il successo nel 1992 con Speed, riesce ad attrarre comunque l’attenzione calamitando su di sé le poche scene interessanti.

Di molti dei personaggi di contorno ci si chiede comunque la presenza: Steve Buscemi, attore indipendente che aveva in passato dimostrato un certo gusto sia per il film d’autore (lavorando con Tarantino ed altri della nuova generazione) sia una certa autoironia in film commerciali (Con Air, Armageddon), in questo film nulla di tutto ciò motiva la sua presenza. Peccato, sfruttato in maniera diversa, avrebbe reso più interessante anche la storia.

 

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