"Il dolore è forse il termine di una prova, la certezza
che non tutto si può tenere a bada"
Nanni Moretti
"Non cè scampo: senza rinunciare a se stesso, Nanni
Moretti ci trascina in un abisso di disperazione impotente, nella
sensazione fisica della perdita, nel consumarsi di giorni e momenti
senza risposta"
Emanuela Martini Film TV
"'La stanza del figlio' sulle prime può sconcertare. La
sobrietà dei mezzi, l'economia di racconto, la capacità di ottenere
molto con poco che è da sempre il segreto di Nanni, lo sfrontato
pudore con cui scruta i suoi personaggi senza concedersi il minimo
'effetto' (la regia, fatta di tempi più che di spazi, è sapiente
quanto invisibile), sono agli antipodi del cinema dominante"
Fabio Ferzetti - Il
Messaggero
"è molto raro vedere un film che abbia il coraggio di scavare
così a fondo nelle nostre paure, negli affetti, nelle debolezze e nei
fantasmi che ci appartengono. Quasi che Moretti ci faccia stendere sul
lettino dell'analista poi, scambiandoci i ruoli, ci si adagi lui
stesso per confidarci le sue ossessioni"
Roberto Nepoti - la
Repubblica
"L"io" dei precedenti film di Nanni Moretti si
trasferisce dal diario al romanzo senza perdere in mordente e
attingendo anzi a una nuova maturità nella definizione di uno stile
sempre più essenziale e raffinato. Così fanno gli scrittori veri
quando riescono ad andare in fondo alle cose"
Tullio Kezich Corriere
della sera
"Devessere assai curioso per un regista trovarsi di fronte
a una platea di giornalisti tumefatti, con il moccio al naso e gli
occhi rossi e gonfi per le lacrime. Eravamo così, intrappolati a Roma
nel suo Sacher"
Marina Pertile Film TV
"Volevo parlare della morte. Del punto di non ritorno. E
volevo affrontare questo argomento in modo netto, riflettendo su come
una tragedia può dividere"
Nanni Moretti