Televisione
- Dietro l'animazione dell'irriverente personaggio degli anni '70 c'è
il regista varesino Giorgio Ghisolfi, conosciuto in tutto il mondo per
la pubblicità animata della birra Ceres
Torna in televisione il
"Golosastro" della Girella. Targato Varese
Torna
in televisione "Golosastro", il mitico personaggio animato
che pubblicizzò la Girella negli anni '70 e che faceva ridere non
poco i bambini di vent'anni fa con la sua irriverenza e sfortuna,
vittima della ingenua cattiveria dei bambini. Golosastro torna con una
firma tutta varesina. I nuovi spot della Girella, infatti, della
durata di 10 secondi e trasmessi in questi giorni sulle reti
nazionali, sono stati diretti e realizzati da Giorgio Ghisolfi,
varesino già noto in tutto il mondo per aver creato e diretto lo spot
animato della birra Ceres. Spot che ha raccolto diversi premi e
riconoscimenti a livello intrnazionale. Ghisolfi era presente con un
proprio progetto anche al recente Cartoon Forum, il mercato europeo
dei cartoni animati, che si è svolto l'autunno scorso alle Ville
Ponti a Varese.
Queli ruoli ricopri nella
realizzazione di questi filmati che fanno tornare in vita lo storico
"Golosastro"?
«Girella e Buondì sono due marchi ex Motta ora acquistati e
rilanciati dal Gruppo Bistefani. Per la merendina Girella l’azienda
ha pensato di rispolverare il Golosastro, personaggio mitico delle
pubblicità anni 70, incaricando l’agenzia “Enfants Terribles “
di Milano di inventare una serie di 4 film animati da 10 secondi l’uno.
A
sua volta Enfants Terribles ha incaricato la casa di produzione “ I’M
productions” di svolgere il lavoro e quest’ultima ha delegato a me
la regia e l’animazione. A fronte di una idea creativa molto
semplice e nonostante i tempi brevissimi del racconto (5secondi +5 di
prodotto) ho voluto articolare ciascun film in varie inquadrature,
ottenendo un ritmo velocissimo in linea con i videogames ai quali è
abituato il pubblico infantile. Ogni inquadratura, per quanto breve,
è curata fin nei minimi dettagli, con effetti di ombre, di luci e di
spostamenti tridimensionali della macchina da presa. Ho inoltre voluto
aggiornare personaggi e scenografie ad un look più moderno».
Come definiresti il tuo rapporto con
la pubblicità?
«Conflittuale».
Perchè?
«Per un regista è un ottimo banco di prova, ma costringe a ritmi
estenuanti. Spesso esprime la migliore creatività visiva a livello
internazionale (cinema e pubblicità si copiano a vicenda), ma nel
contempo veicola, a mio parere, falsi modelli, sui quali mi trovo in
disaccordo».
Dopo il Cartoon Forum di Varese come
procede il progetto per il cartone animato che avevi presentato?
«Blurt City è un progetto che si rivolge ad un pubblico di
teen-agers, il più difficile in assoluto da affrontare. Sono poche le
televisioni al mondo che se la sentono di cimentarsi con queste
storie, perché è facile sconfinare in argomenti come il sesso, il
fumo, il bere, il rapporto conflittuale con i genitori, la violenza,
il linguaggio scurrile.
Come è avvenuto con i Simpsons, South Park o Beavis e Butthead
occorre qualcuno che rischi in prima persona, dopodiché a successo
conclamato anche altri broadcasters comprano e trasmettono. Abbiamo
ottimi contatti con produttori francesi e canadesi. Purtroppo i
contratti di coproduzione internazionale prevedono una partecipazione
della TV del paese originario del progetto, e su questo punto in
Italia abbiamo delle difficoltà».
A cosa stai lavorando adesso?
«Nei mesi scorsi ho lavorato a Roma ad una serie a cartoni per
bambini, una coproduzione italo-francese. Adesso, dopo Girella, ho in
cantiere film di vario genere e durata, che mischiano tecniche come l’animazione
3D al computer alle riprese di modellini. Ho inoltre in fase di
montaggio il film con attori che ho girato nel 2003 tra Varese e
Milano».
Manuel
Sgarella
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