Lettera al
direttore - Mi scusi,
dov'è finita la scuola pubblica?
Egregio Direttore,
voglio abusare di un poco del Suo tempo
per raccontarLe una storia.... una storia vera.
Come tutte le storie ha un titolo:
BIBIDI BOBIDI BU...LA SCUOLA
PUBBLICA NON C'E' PIU'.
Qualche anno fa le Scuole Materne di
Bosto, Bobbiate, Cartabbia e Casbeno passarono dalla
gestione "mista" fra Comune ed Enti Morali (allora
esistreva un Consorzio) ad una gestione esclusivamente
privata affidata agli Enti .
Tre anni fa inziziò la stessa procedura
per Biumo S., Masnago e S. Ambrogio e questa fase si è
chiusa quest'anno.
Dal 1 settembre 2003, è la volta di
Veratti, Giubiano e Biumo I. e non si sa quando si
completerà per queste scuole (forse due o tre anni).
Non conosco la situazione di Lissago e
forse qualche altra scuola mi è sfuggita.
Come si vede la storia è in sè breve o
forse io sono stato troppo conciso. Strano.......di solito
sono prolisso: devo proprio essere rimasto senza parole.
Fin qui la cronaca.
Che altro posso aggiungere? - Qualche considerazione personale sulle
ragioni di tutto ciò? Non mi interessano; a me , come
Cittadino e come Utente non interessano le ragioni ma i
fatti e il fatto è che la Scuola Materna di Varese viene
privatizzata e che il 1 settembre 2003 si compie il
processo. Non ricorderò questa data con piacere. Ho sempre
attribuito alla Scuola primaria un valore didattico e
formativo insostituibile. Tempi moderni......Gli stranieri
ci invidiano il nostro sistema scolastico e noi invece di
migliorarlo, integrarlo e
riempirlo continuamente di significati
nuovi lo parcelliziamo, lo banalizziamo e gettiamo nel
cestino ciò che già abbiamo.
- Qualche considerazione professionale o
meglio una domanda: cosa ne facciamo del patrimonio
culturale e professionale dei Docenti di queste Scuole? E'
una grossa scommessa: riutilizzare esperienze professionali
accumulate, immagino, in anni di lavoro, sperimentazione,
aggiornamento e formazione, dopo averle sottratte ai
legittimi fruitori. Non sarà cosa facile.
- Lavoro anch'io nella Scuola, anche se in
ordine diverso e ( per ora) non interessato a fenomeni
analoghi (ma si sa l'appetito vien mangiando......); posso
immaginare quali sono le ragioni, peraltro senz'altro
lodevoli, ma forse più soggettive, che stanno alla base dei
comportamenti e delle scelte di un Ente privato (pur
trattandosi di un Ente Morale) e quelle invece più
oggettive che influenzano l'erogazione di un servizio
pubblico, pur con tutte le necessità di risparmio e di
razionalizzazione di costi e spese che non sfuggono a chi le
scrive, che per professione amministra una grossa realtà
scolastica.
- Una considerazione finale: non ho
preclusioni o prevenzioni nei confronti degli Enti Morali e
di nessuna agenzia formativa in genere, nè sono tifoso ad
oltranza del "pubblico" ( non credo, sic et
simpliciter, nell'equazione pubblico= positivo), ma ritengo
che una grossa (non solo per le dimensioni) realtà non si
migliori "spezzettandola" . Di certi servizi deve
farsi carico direttamente la Comunità (attraverso i propri
organismi), quanto meno coordinandoli e collegandoli al
territorio che amministra.
- Ultimissima considerazione oggettiva (mi
perdoni l'apparente contraddizione): dove va a finire la par
condicio? dove stanno le pari opportunità, il diritto
all'educazione e alla Scuola per i "piccoli"
Cittadinidi Varese e per le loro famiglie? Nei vari
Quartieri della città avremo a breve: Quattro Scuole
Materne Statali, Quattro Comunali ed una dozzina di realtà
gestite da privati, quasi sempre a carattere
mono-confessionale.
Varese Città dei bambini? Cosa direbbero
loro se avessero voce in capitolo? Ma in fondo è vero! Loro
sono troppo piccoli. Decidiamo noi per Loro; è, come
sempre, per il Loro...bene!!!!!!.
Cordiali saluti e auguri buon lavoro a
Lei ed alla sua redazione.
A. L.
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