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Varese - Lettera di un genitore che ha dovuto lottare per vedere riconosciuto il diritto allo studio del proprio figlio disabile
La scuola, una montagna da scalare?

(25 settembre 2003)

«Avere un bambino "con problemi" ti fa vedere la vita da un punto di vista privilegiato. vedi tutto così com'è realmente, in modo autentico, trasparente, a volte brutale. Avere un bambino "con problemi" significa "svelare" le persone che si rivelano per come sono realmente. Avere un bambino "con problemi" ti costringe a togliere la maschera che vorresti indossare, con cui interpretare un ruolo nella vita e con cui proteggerti. Ti senti invece "nudo", esposto alla cattiveria, all'indifferenza e all'ipocrisia di chi ti circonda, ti senti indifeso.
La nostra vicenda non sarà diversa da tante altre, ma ciò non toglie che sia dolorosa. 
Il nostro bambino ha un grave disturbo del linguaggio e un ritardo mentale. Frequenta la classe quinta e ha instaurato buoni rapporti con i compagni e con le maestre. Ha un solo "neo": non disturba col suo comportamento. Questo è quello che direbbe o che forse dirà da grande, in modo più consapevole:
"Vado volentieri a scuola. Mi trovo bene con i miei compagni e le maestre sono gentili e simpatiche. Faccio delle cose difficili che mi costano una gran fatica, ma le maestre dicono che sono tutti stimoli utili. A volte riesco perfino a dare la risposta esatta, ma è comunque una pena fare cose che non capisco. Oh, ma i miei compagni sono bravi e mi aiutano volentieri, però vorrei essere io bravo, bravo per quello che "madre natura" ha stabilito che posso fare. E così me ne sto seduto buono, mi affanno per no so bene che cosa, ma faccio contente le mie maestre".

E' così, le sue insegnanti faticano a mettersi in discussione, a concordare un programma di lavoro realmente rispondente ai suoi bisogni e a incontrarsi con l'equipe di Milano che lo segue da ormai tre anni, settimanalmente e con profitto.
L'anno scorso noi genitori abbiamo lottato perché le insegnanti potessero recarsi, con riconoscimento economico, agli incontri con gli specialisti e dopo tante delusioni, amarezze, rabbia e sfinimento abbiamo alla fine ottenuto un "progetto educativo" sul bambino, nonché rassicurazioni dal Provveditorato.
E quest'anno? Che domanda, ormai è tutto a posto.
E invece no. E' dai primi giorni di settembre che rimbalziamo come palline da ping-pong: 
- le insegnanti non vanno a Milano se non c'è l'approvazione della preside (nonostante il progetto già approvato);
- la nuova preside (dopo la riorganizzazione scolastica) vuole visionare il progetto e lo chiede a noi, perché nel cambio di segreteria chissà dove è finito (glielo portiamo);
- la preside ora vuole la richiesta da parte della Asl (da Milano arriva subito il fax);
- le insegnanti confermano che andranno all'incontro.
Passano due settimane, la scuola è iniziata, tutto tace:
-ci rifacciamo vivi (per modo di dire, perché la dose di affanno è già notevole);
- "Non è ancora arrivata l'autorizzazione" ci dicono dalla scuola (ma è tutto vero o siamo in un incubo?);
- dopo pochi giorni, finalmente, è arrivata l'autorizzazione ad andare all'incontro, ma solo per due delle quattro insegnanti previste dal progetto;
- dobbiamo aspettare ancora una settimana perché ci avvisino dalla segreteria che l'appuntamento è concordato con tutte le insegnanti.

E' un piccolo risultato raggiunto questo, frutto della nostra fatica e della nostra ostinazione.
Siamo forse riusciti a scalare la montagna... dell'indifferenza?
Forse.
Ma che cosa possiamo ancora fare come genitori per il nostro bambino, per non impazzire di delusione e frustrazione perché impotenti, perché incapaci di riuscire a far funzionare le cose, come dovrebbero?
Forse probabilmente, anzi sicuramente, NON PERDERE LA SPERANZA e continuare a lottare.
Ma è anche il caso che tutti riflettiamo sul fatto che questi bimbi non sono solo della famiglia, non sono solo dell'insegnante di sostegno, occorre che ognuno dia il proprio contributo in modo responsabile alla crescita serena di queste PERSONE, a tutti i livelli».

Un padre

R. A.

Un caso isolato? Segnalateci storie simili, le difficoltà a far decollare appieno il diritto allo studio per i bambini disabili.


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