Gallarate
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Dall’opera creativa
di anziani e bambini attraverso i cinque continenti,
coordinati dal Melo, è nato il volume “Una storia per il
mondo”
La fiaba, mediatore
culturale per tutti i bambini del mondo
(29 novembre 2003) La
fiaba utilizzata come mediatore culturale per l’incontro
etnico attraverso la valorizzazione della storia e della
tradizione socio-culturale di ogni singolo popolo.
Un’iniziativa, quella presentata ieri a Gallarate dal
Centro Il Melo, nata da un progetto intergenerazionale,
attivo da anni sul territorio, che ha portato alla
realizzazione di un volume unico e originale, dal titolo
“Una storia per il Mondo”, che ha coinvolto bambini e
anziani attraverso i cinque continenti. Tredici sono infatti
i paesi che hanno contribuito alla realizzazione della
fiaba, per un totale di 804 bambini e 409 anziani, 70
operatori coinvolti e circa tre anni di lavoro. Le realtà
sociali coinvolte si trovano in Siberia, Portogallo,
Argentina, Etiopia, Giappone, Danimarca, Grecia , Belgio,
Perù, Germania, Australia e Francia, attraverso gruppi
diversi di comunità, dalla scuola elementare
all’orfanotrofio, dal centro parrocchiale alla casa di
riposo.
Un
obiettivo raggiunto con grande tenacia dal Melo e che non
poteva essere realizzato senza l’aiuto e il sostegno della
Fondazione Cariplo.
Ed ora questa grande storia itinerante e internazionale
diventa una mostra di disegni e di fotografie, che sarà
visitabile presso la Pro Loco di Gallarate, in vicolo del
Gambero, tutti i giorni dal 29 novembre al 13 dicembre.
Il libro, che sarà distribuito per l’occasione, contiene
anche una presentazione di Cino Tortorella (il famoso Mago
Zurlì dello Zecchino d’oro).
“Nonno
Kan e la sua nipotina Ni accompagnano un vecchio melo
morente in un viaggio della speranza, per cercare di ridare
all’albero, permettendogli di affondare le sue radici
nelle terre più diverse del pianeta, vita e vigore. E in
ogni Paese attraverso il quale passa, il vecchio melo
produce nuovi e fantastici frutti. Tutti descritti in
disegni e fotografie che rappresentano lo scenario culturale
e le tradizioni proprie del Paese in cui si trova”.
Questa è la trama comune da cui gli organizzatori sono
partiti per raccogliere via via racconti provenienti da
paesi diversi, che costituissero alla fine i capitoli del
libro. 14 capitoli in tutto di un’unica grande storia,
iniziata dai bambini e dagli anziani di Gallarate e
costruita strada facendo.
«Gli
obiettivi che stanno alla base del progetto elaborato dal
“Melo” – spiega Daniela Foglia, coordinatrice del
progetto - sono l’interazione tra le generazioni e lo
scambio di patrimoni etnici: su questi presupposti si è
messa in moto la ricerca in tutto il mondo di strutture o
comunità (scuole, orfanotrofi, missioni, tribù, centri di
aggregazione, case di riposo) dove aggregare bambini dalla
prima età scolare e i loro nonni “biologici” o
“sociali”, attivando gruppi intergenerazionali disposti
a impegnarsi per la creazione di un racconto fantastico,
costruito attraverso l’ascolto e il contributo creativo di
ogni realtà partecipante. Un grosso lavoro di traduzione,
di messa in rete di tutte le realtà coinvolte, di
comunicazione con culture molto diverse fra loro, ha
richiesto un tempo di almeno tre anni di lavoro.
Veniva realizzato un capitolo ogni tre mesi e ognuno da un
paese diverso.
Ma la cosa più interessante è che la storia cresceva in
tempo reale: il nuovo capitolo, frutto di una specifica
tappa etnica, veniva tradotto, portato a conoscenza, letto e
discusso contemporaneamente in tutte le dodici realtà
coinvolte nel mondo, così che la prosecuzione nascesse e si
alimentasse dalla reale interazione tra diverse comunità
culturali ed etniche».
Per
la prima volta un progetto di intercultura è entrato
all’interno di una casa di riposo, coinvolgendo anche gli
anziani, che sono così entrati in contatto con le culture e
le usanze di popoli stranieri, percorrendo un itinerario
educativo significativo sul piano della crescita
relazionale., mentre il bambino viene chiamato attraverso
canali affettivi a incontrarsi con il
mondo dell’adulto e con le proprie radici storiche.
Perché proprio la scelta della fiaba? «E’ sicuramente il
mediatore culturale più adatto per mettere in relazione i
giovani con gli anziani e soprattutto anche di culture
diverse – afferma Daniela Foglia – Dovunque la fiaba è
espressione privilegiata della tradizione orale, che si
tramanda da padre in figlio o da nonno a nipote, è
l’unica cosa che può accomunare paesi diversi. Alcuni
paesi, come il Belgio o la Grecia, da anni sono presenti in
una rete europea di progetti intergenerazionali, o
interculturali come Portogallo, Francia, Germania o
Danimarca, mentre invece, nessuno dei partner extraeuropei
aveva esperienza di questo tipo, ma ugualmente ognuno di
loro ha partecipato con entusiasmo a questa avventura».
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