Netizia
- Il Ministro
delle Comunicazioni ha presentato il uovo provvedimento
contro la pedofilia on-line. Una garanzia dai provider alle
famiglie per tutelare i figli
Internet e minori,
arriva l'autoregolamentazione
(27
novembre 2003) Dopo il
Codice di autoregolamentazione delle televendite (magia,
previsioni, cartomanzia, numeri del lotto…) e quello
"Tv e minori", entrambi già in vigore, arriva il
codice di autoregolamentazione anche per il progetto
"Internet e minori", ormai giunto all'ultima
bozza.
Secondo il Ministero delle Comunicazioni, mancano solo
alcune rifiniture e lo scorso 19 novembre il Consiglio dei
ministri ha dato il via libera ufficialmente a un
provvedimento contro il mercato pedo-pornografico online. A
giorni arriverà anche il documento con cui, chi gestisce i
servizi di accesso alla Rete, si impegna a offrire
informazioni e un «marchio» per i portali Doc.
Il nuovo Codice di autoregolamentazione vuole essere una
garanzia offerta dai provider (chi offre i servizi di
accesso alla rete) alle famiglie, per la navigazione in rete
dei minori al sicuro dalle trappole di pedofilia,
pornografia e violenza.
Naturalmente, poiché in Internet, per la natura stessa
della rete, nulla può essere realmente garantito, il Codice
non esime i genitori, gli educatori e, in genere, gli adulti
dall'assistenza da dare ai figli (in pratica, dal non
lasciarli soli davanti al computer).
Con l'autoregolamentazione i provider si impegnano a offrire
alle famiglie, alle scuole e a chiunque lo voglia, una serie
di "strumenti" informativi nelle loro "home
page" o pagine iniziali dei siti. Queste distingueranno
i sottoscrittori del Codice mediante un marchio di
identificazione e di garanzia ("Internet@minori"),
che rimanderà ad apposite pagine con le informazioni "sulle
modalità per un utilizzo sicuro della rete Internet, sugli
strumenti di tutela più utilizzati e sulla possibilità di
ricorso al Comitato di garanzia".
Il Codice è, insomma, un buon passo avanti rispetto al caos
odierno e ha il pregio, grazie a un glossario iniziale, di
poter essere letto dai non esperti.
Tuttavia, non mancano le riserve, come molte associazioni
cattoliche fanno notare: un po' perché tutti i codici di
autoregolamentazione, nonostante la presenza di una
rappresentanza del governo, non possono avere i poteri di
cui dispongono le pubbliche Istituzioni e un po' perché
l'efficacia delle sanzioni previste è davvero molto scarsa.
Le più gravi, dopo il "richiamo" e la
"censura", sono la pubblicazione del provvedimento
solo sul sito del Comitato e non anche su quello
dell'interessato e la revoca dell'uso del marchio, che
dovrebbe far perdere clienti e, quindi, gli utili derivanti
dalla percentuale sulle telefonate. Inoltre chi verrà
sanzionato avrà, per adeguarsi, ben quindici giorni di
tempo, potendo così, nel frattempo, continuare a far danni
guadagnando.
Esiste infine un altro impaccio: degli undici componenti del
Comitato, quattro rappresenteranno gli operatori della rete,
quattro il Ministero e la Presidenza del Consiglio e
soltanto tre gli utenti. E poiché le decisioni dovranno
essere prese a maggioranza dei due terzi, ciascuno dei due
gruppi maggioritari potrebbe da solo bloccare una decisione
non gradita, mentre proprio gli utenti, cioè i destinatari
della tutela, risultano essere condannati, allo stato delle
cose, a una condizione di minoranza.
|