Varese
- Simpatico ed
entusiasmante l'incontro della scrittrice torinese con
ragazzi delle scuole elementari nell'ambito della rassegna
cittadina "Amor di Libro"
Anna Vivarelli
entusiasma il pubblico giovanile
Un incontro all'insegna
della simpatia e della verve artistica quello che si è
svolto ieri sotto il tendone di Amor di Libro - sezione
Ragazzi tra l'autrice Anna Vivarelli e alcune classi
di bambini del secondo ciclo della scuola elementare.
Presenti, in due riprese, prima i ragazzi delle scuole
Locatelli e Cairoli di Varese e poi dell'istituto Maria
Ausiliatrice e dell'elementare di Morosolo, cha hanno
assistito a una simpatica presentazione dei libri letti in
classe o casa durante l'anno scolastico, direttamente
dall'autrice degli stessi.
Non c'è dubbio che la Vivarelli tratta e lavora con i
bambini omai da molti anni, fino a farlo diventare il senso
della propria vita. L'attenzione alle sue parole era al
massimo, ma anche
entusiasmo e interesse da parte dei ragazzi presenti, che
dopo un intermezzo con la lettura ad alta voce di un breve
racconto, si sono sbizzarriti nelle domande. Dalle
curiosità sui personaggi a dubbi e chiarimenti su alcuni
passi di libri letti, ma anche domande sul privato della
scrittrice e sulla sua carriera.
Tra le domande più
curiose...
Quanto tempo ci mette per fare un libro?
<<Dipende, da un minimo di sei-otto mesi a oltre un
anno. Perché un libro non basta scriverlo. Prima scrivo, mi
viene un'idea, poi magari mi sveglio una mattina con
un'altra idea e cambio, poi perdo il filo e poi capita anche
che non riesco più andare avanti e cambio libro e questo lo
riprendo più avanti. Inoltre, anche quando una storia è
finita, occorre rileggerla mille volte, per vedere gli
errori, le frasi di troppo, le ripetizioni. Per l'ultimo
libro che ho scritto e che deve ancora essere pubblicato ci
ho messo un anno e mezzo. Un libro è per metà lavoro di
scrittura e per metà di correzione. Poi naturalmente
dipende dalla lunghezza del racconto o della storia>>.
Perché ha iniziato a scrivere libri?
<<Non è un lavoro che ho deciso a tavolino: "da
grande farò la scrittrice", no. Perché comunque
bisogna dire che non è detto che chiunque voglia farlo
riesca. All'inizio, soprattutto, non è facile farsi
conoscere dagli editori. Io sono stata fortunata, perché
iniziai circa dodici anni fa e saltai tutta la fase faticosa
del farsi conoscere, perché mi è capitata l'occasione di
scrivere il mio primo libro a quattro mani con Guido Quarzo,
uno scrittore per ragazzi già famoso, che allora aveva già
pubblicato vari libri. Quando poi ho deciso di continuare a
scrivere, ero già conosciuta e introdotta>>.
Perché
ha scelto di scrivere per un pubblico giovane?
<<Perché a dire il vero mi vengono in mente storie
per ragazzi. Non è che decido il target e l'età di persone
a cui devo scrivere, scrivo una storia e poi viene
individuato il pubblico a cui è destinato ed è sempre
giovane. Quando ho finito una storia, comunque, non va
subito dall'editore, prima la faccio leggere a una serie di
persone, come un test. Un paio di ragazzini, magari anche
mia figlia, poi una libraia di Torino, che vende solo libri
per ragazzi e poi a dei miei colleghi, persone che mi
forniscono dei consigli e dei pareri utili>>.
Lei ha lavorato per il teatro, la radio, la televisione,
preferisce scrivere per adulti o per bambini?
<<Sicuramente per bambini, non c'è dubbio, mi diverto
molto di più, ora non è neanche più una scelta, le storie
a cui penso, come ho detto, sono solo adatte ai ragazzi, non
me ne vengono in mente altre>>.
Quando era piccola le piaceva leggere libri?
<<Certo, per me leggere era vitale, l'ossigeno, e
ancora ora lo è. Credo che non potrei stare senza leggere,
il che non vuol dire che leggo centinaia di libri, faccio
anche dei periodi di pausa o per il lavoro o leggendo altro,
riviste ecc., ma vivo meglio con un libro che mi aspetta,
quando ce l'ho vicino. Poi una volta non c'erano così tanti
libri per ragazzi come oggi, leggevamo più fiabe, ma era
difficile identificarsi nei personaggi, ora è anche più
divertente>>.
Come funziona il mercato in questo settore? Non è facile
avere successo... Non sono molti, infatti, gli autori
italiani famosi o apprezzati.
<<Credo che scrivere per bambini sia molto più
difficile che per un pubblico adulto, perché loro sono
lettori meno ipocriti. Con loro funziona solo una cosa: il
passaparola.
E' un metodo estremamente sincero e che nessuno può
manovrare, se un libro piace se lo passano, altrimenti non
c'è nulla da fare, non lo finiscono nemmeno e non lo
consigliano agli altri. I bambini non sono condizionabili
dalle mode>>.
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