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Varese
- Si chiama L'Isola del Tesoro, la comunità alloggio varesina che
accoglie ragazzi di ogni età con problematiche famigliari
Un piccolo "tesoro" per i bambini disagiati nel cuore della
città
Aiutare i ragazzi disagiati e in difficoltà,
facendoli sentire il più possibile membri di una famiglia vera, è
l'intento primo della comunità alloggio "L'Isola del Tesoro"
di Varese. E' un aiuto concreto per i minori in difficoltà, spesso
allontanati dalle famiglie per decreto del Tribunale dei Minori, ma
anche un supporto per le famiglie stesse e si rivolge a bambini e
ragazzi di tutte le età. Da 16 anni nel campo del sociale, prima ad
Arcisate e poi a Varese, la struttura attualmente è costituita da due
comunità, quella dei piccoli e quella dei ragazzi e ospita 13
minori in tutto, di cui sei dai 3 agli 11 anni e sette dai 12 ai 18
anni.
"Tutto è cominciato nel paese di Arcisate - afferma Nadia Furlani,
responsabile de l'Isola del Tesoro - zona di grosso disagio giovanile,
dove insieme ad alcuni volontari ho costituito il primo centro di
aggregazione giovanile, sotto forma di doposcuola, con la collaborazione
delle scuole, dei servizi sociali e della parrocchia. Tenevamo ragazzi
dai 6 ai 16 anni per tutto l'anno, anche d'estate. In questo contesto
sono emersi i primi casi seri, che abbiamo accolto nella nostra
struttura. Poi con il tempo ci siamo avvicinati sempre più a Varese,
dove ora abbiamo in funzione una comunità alloggio e un asilo nido
aperto a tutti a Varese e un doposcuola più centro estivo a Vedano
Olona".
I responsabili dell'orientamento psico-socio
educativo dei minori è costituito da un gruppo di profesisonisti, che
lavora in stretta collaborazione con gli operatori dei Comuni, sono
cinque operatori profesisonali, una maestra di asilo o di elementari, in
base ai bambini ospitati, un coordinatore, una psicologa e circa sei
volontari, che prestano servizio una o due volte alla settimana.
Naturalmente c'è anche personale ausiliario, come cuoche o donne delle
pulizie, che offrono un suppoto quotidiano.
"Il ruolo forse più difficile e impegnativo è quello delle
educatrici, - spiega Nadia Furlani - che necessita di un forte spirito
di dedizione e di una grossa preparazione. Non si aiuta soltanto con la
bontà il prossimo, ma anche con delle regole ben precise e con delle
competenze specifiche. Noi infatti facciamo anche formazione alle
insegnanti e ai volontari. Lo scopo primario è quello di rimandare i
ragazzi nelle famiglie originarie o in qualche altra famiglia in affido,
la nostra è una situazione temporanea, che può durare anche anni, ma
nel frattempo il bambino vive in una condizione il più possibile di
serenità e in un ambito protetto, una vita normale".
Tra gli ospiti della comunità ci sono anche
quattro extracomunitari, che seguono un progetto educativo particolare.
Tutti i ragazzi ospiti, comunque, pur frequentando ognuno la propria
scuola, sono tenuti a seguire delle regole all'interno della casa, come
fare le pulizie, tenere in ordine, fare diversi lavoretti diretti a
mantenere in buono stato la casa in cui vivono. Oltre naturalmente a
praticare anche gli hobby o lo sport che preferiscono. "Compiuti i
18 anni i ragazzi sono tenuti ad andare via, se lo desiderano - precisa
Nadia Furlani - ma il più delle volte restano perché non si sentono
autosufficienti e indipendenti abbastanza per andare a vivere da soli.
Per questo abbiamo da poco istituito un nuovo progetto, oltre i 18 anni,
di inserimento lavorativo e di supporto a questi ragazzi, per fornigli i
mezzi per potersi sistenere da soli nella vita di tutti i giorni".
Loredana Sbrana
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